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Torino saluta uno dei “Magnifici sette” di 90º Minuto: raccontò l'ultimo scudetto del Toro

A 86 anni Torino si è spento Cesare Castellotti, volto storico della trasmissione calcistica di Rai 1

Torino saluta uno dei “Magnifici sette” di 90º Minuto: raccontò l'ultimo scudetto del Toro

Diciamolo subito, per riconoscere il personaggio e ricordare quelle atmosfere irripetibili bisogna avere più di 40 anni.

A 86 anni Torino dice addio a Cesare Castellotti, volto storico di 90° Minuto e del Tgr Piemonte.

Era uno degli ultimi “Magnifici sette” di Novantesimo Minuto agli ordini di Paolo Valenti: c'erano Luigi Necco da Napoli, Tonino Carino da Ascoli, Marcello Giannini di Firenze, Giorgio Bubba da Genova, Gianni Vasino da Milano, Ferruccio Gard dal Veneto (l'unico ancora in vita) e, appunto, Cesare Castellotti da Torino.

Un «grande, e nobile, professionista» – ricorda Carlo Nesti, un altro «mostro sacro» del giornalismo piemontese –. È stato, nella Rai di Torino, prima segretario di redazione e poi, per circa 20 anni, capo-servizio del nucleo sportivo, formato da Barletti, Costa, Calcagno e me. È diventato Vettorello, nella spassosa imitazione di Teo Teocoli. Ha amato più il golf, la sua vera passione, che non il calcio (confessò di non aver mai tirato un calcio a una palla, ndr). E ha adorato il Brasile, la sua «terra promessa».

Come ricordava il nostro Alberto Bovetti, nel 2024 nello speciale de «L’Unione Monregalese» in occasione della chiusura di 90° Minuto, c’è stato un tempo, nemmeno tanto lontano, in cui Internet era nulla più che un’innovazione futuristica e visionaria; in cui l’informazione passava unicamente per i giornali, la radio e la tivù; in cui nessun dato o notizia o approfondimento erano immediatamente reperibili se non si sapeva, se non si aveva studiato, se non si era curiosi. In quel mondo mezzo sepolto, il nostro beneamato Campionato di calcio di serie A era una cosa completamente diversa da come ce lo presentano adesso, e da che sono entrati nelle nostre vite prodigi tecnologici e ammennicoli connessi. Per non perdersi le schegge della giornata calcistica bisognava aspettare e non perdersi lui, 90° Minuto, rigorosamente alle 18,10, a ridosso del fischio finale delle partite, con il suo caravanserraglio di servizi non ancora pronti, di immagini montate male, di approssimazioni in serie, di cronisti dall’aria improvvisata e dalle cravatte sbagliate, prestati al giornalismo sportivo dalle redazioni regionali Rai.

Le cravatte stonate spesso erano proprio quelle di Castellotti e il fatto che fossero spesso di seta granata rivelavano un’amorevole tendenza per i colori del Torino. Castellotti era il volto di Torino in televisione, con baffi o senza baffi: «Ero un cronista che ebbe l’occasione di partecipare a quella trasmissione fantastica che fu 90°. Ho avuto la fortuna di vivere sul campo lo scudetto del campionato 1975/76, quasi due ore a raccontare quello che stava accadendo con lo straordinario Paolo Frajese – raccontava a Tv Sorrisi e Canzoni -. Fu Paolo il primo a intervistare l’allenatore Gigi Radice, mentre a me toccò il presidente Pianelli. Sì, ero granata, ma avevo amici come Gaetano Scirea e tanti altri juventini come Tardelli, Fanna, Zoff. Con Gaetano e sua moglie andavamo in vacanza, a Capri. Amici erano anche i giocatori del Toro, come Eraldo Pecci, con cui trascorrevo serate a giocare a scopone scientifico

Classe 1939 entrato in RAI all'inizio degli anni sessanta, Castellotti ha curato i servizi da Torino prima sul Telegiornale unico e poi al TG1, principalmente sulla FIAT e sul calcio, sul basket e sulla pallavolo. Nel 1976 è assieme a tanti altri colleghi nella squadra di corrispondenti dei campi di 90º minuto dove interveniva dai campi di Torino e dalle altre città del Nord. Fu anche conduttore del Tgr Piemonte su Rai 3.

 

 

 

 

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