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08 Febbraio 2026 - 21:25
Giraudo, Delsanto e Mulassano al "Moccagatta" di Alessandria
“Chi siamo noi, e dove andiamo noi, a mezzanotte in pieno inverno ad Alessandria”. Del verso iniziale di una vecchia, toccante canzone di Paolo Conte, tolto il dato cronologico (perché sono le due e mezza di una domenica pomeriggio), quadra più o meno tutto: compresi il quesito esistenziale ed il senso di straniamento che derivano dal trovarsi lì, nello stadio grande e glorioso che fino all’altro ieri ha ospitato partite di serie C e di serie B, e ha visto succedersi sulla panchina della squadra di casa gente come Maurizio Sarri, Aurelio Andreazzoli e Moreno Longo. Si sa però che le peripezie calcistiche contemplano pure la possibilità di andare a finire in pericolosi crepacci che d’un tratto ti fanno sprofondare fin nelle viscere del dilettantismo, mentre assai più graduali e tortuose sono le scalate partendo dal fondo. Se altre volte siamo e siamo stati a cavare il sangue dalle rape di una gara di Seconda o Terza Categoria, e tocca oggi invece il privilegio di un passaggio allo storico “Moccagatta”, è perché c’è chi quell’ascesa l’ha messa in cantiere e completata, guadagnandosi i riflettori di un’esibizione forse destinata a rimanere un unicum irripetibile. Conviene allora ribadirlo, a costo di risultare ridondanti e stucchevoli: lode e onore alla Monregale che, per gli sventurati casi altrui ma soprattutto per i meriti propri, ce l’ha fatta ad arrivare fin qui, e a misurarsi con un’avversaria, almeno fino a pochi campionati fa, dalle fattezze inarrivabili e aliene.
Prendiamo posto davanti al rettangolo verde che è stato, per dire, pure il palcoscenico di un giovanissimo Gianni Rivera, mentre ancora rimestiamo questi ragionamenti di fasti e miserie passati e presenti, di cadute e risalite. L’ingresso in campo dei grigi locali e dei biancorossi nostrani ci riporta alla realtà, che è pur sempre, al di là del contorno, quella di una partita di pallone di provincia, come tante ce ne sono state e tante ce ne saranno. E alla considerazione, ben poco poetica, che normalmente non c’è storia, nel confronto fra chi può metter mano ad un budget lussuoso e chi deve fare fuoco con la legna, per quanto buona, che ha.
Normalmente, appunto. Ma non tutto per fortuna viaggia per binari prestabiliti e prevedibili. E infatti prevedibile è soltanto il risultato che compare sul tabellino qui sotto, non quanto emerge grattando via l’apparenza di una sconfitta scontata. Diciamolo chiaramente: la Monregale ha fatto il possibile e l’impossibile per regalarsi una gioia grande e inaspettata, sfumata solo per una concatenazione di eventi girati male, e per la capacità dell’Alessandria di ottenere il massimo non andando molto al di sopra del minimo. Ne vien fuori un pomeriggio al tempo stesso memorabile e venato di amarezza, perché uscire da qui a testa alta è già una specie di miracolo, tuttavia incrinato dalla sensazione che con un paio di dettagli sistemati al posto giusto la faccenda sarebbe finita diversamente.
Resta il fatto che per tutti i 90’ la Monregale non sbanda e non molla; anzi, a larghi tratti brilla, fiammeggia e fa danni. È vero: Passerò e combriccola vanno sotto quasi subito (infilata di Morganti per Piana, mezzo buco di Delsanto ed è 1-0 da due passi), eppure non è il preludio ad un insuccesso ampio o ad un dotto seminario, tenuto dalla capolista, su come si gioca a calcio. L’inevitabile timidezza generata dal contesto presto se ne va, e se ne va pure l’impressione superficiale di un Alessandria superiore, dominante e pronto a spedire a casa i nostri come una matricola qualsiasi. I grigi là davanti sono mobili e insidiosi, e però gli ospiti governano e disinnescano tutti i potenziali rischi. In più, per i ragazzi di Magliano, non è una storia di sole barricate alzate e di zero idee offensive, tant’è che la conta delle occasioni li vede prevalere già nei primi 45’. Clamorose quelle di Bongiovanni: un’infilata a sinistra con tiro tagliato di poco a lato; uno sghembo tentativo di ginocchio in solitudine su azione Comino-Canova-Botasso che manda la sfera a toccare la traversa e sa di gol mangiato; un’incornata invece nitida e splendente, su imbeccata di Porcaro, che va dentro e finirebbe in gloria, se non fosse per un oscuro fallo ravvisato dall’arbitro.
Altrettanto censurabile era stata, pochi istanti prima, la decisione del sig. Martello di sorvolare sul braccio troppo largo di Delsanto in piena area. Meglio così: un 2-0 a quel punto sarebbe stata una legnata tremenda e irrecuperabile. Invece, guarda che ti va a combinare la piccola Monregale, che vive una ripresa di personalità, di supremazia, di tanti guizzi velenosi. Piace il modo con cui i biancorossi strappano ai grigi metri di campo e infastidiscono una difesa attrezzata per sopportare ben altre forze d’urto. L’Alessandria deve ripiegare e soffrire, al cospetto di certe sgroppate di Botasso e Di Salvatore, degli agguati di Comino, della spinta laterale di Porcaro e Mulassano. Un cross tagliato perfetto da Di Salvatore e dirottato troppo morbido da Bongiovanni e una conclusione avvelenata di Comino su cui s’immola Cirio sono gli avvertimenti all’11 di Merlo. Il pari biancorosso ne è la logica conseguenza: succede quando il traversone di Bongiovanni va a sbattere sul braccio di Nani, l’arbitro indica il dischetto e Di Salvatore, freddo e lucido, spiazza Colla.
La percezione che segue è quella di una Monregale padrona dei destini dell’incontro, come suggeriscono anche i cambi e gli aggiustamenti operati dai grigi. Ma il calcio è crudele ed è proprio lì che si materializza la svolta ingiusta, maledetta e pure casuale, perché Diop ravviva una sfera destinata a perdersi sul fondo e Giraudo cade nel tranello sgambettandolo. Niente da dire pure su questo penalty, che Diop spara verso Piazzolla quasi distruggendo la porta. Il bello di questa Monregale è che non si rassegna nemmeno lì, tanto da pungere ancora e ripetutamente, con una punizione arcuata di Alfieri che Colla va a togliere dall’incrocio e con diversi palloni golosi scodellati in area da Di Salvatore, uno dei quali costringe i difensori ad ingabbiare faticosamente Comino. Alla fine la sconfitta immaginata e messa in conto effettivamente arriva, e brucia giusto un po’: come la sbucciatura rimediata da bambini in bicicletta, che non è nulla rispetto al gusto e al ricordo di una gran bella avventura.
ALESSANDRIA 2
Colla, Cociobanu, Morganti (46’ Vanegas), Tos, Cesaretti (63’ Camara), Picone, Nicco, Diop (80’ Laureana), Piana, Pellegrini (54’ Nani), Cirio (63’ Ventre). All. Merlo.
MONREGALE 1
Piazzolla, Passerò, Delsanto, Mulassano, Porcaro (88’ Mellano), Comino, Di Salvatore L., Botasso, Canova (71’ Alfieri), Bongiovanni, Giraudo. All. Magliano.
ARBITRO. Martello di Collegno.
RETI. 13' Piana (A), 61' rig. Di Salvatore L. (M), 70' rig. Diop (A).
ESPULSO. 92' Di Salvatore L. (M).
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