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«Alle Olimpiadi di Milano Cortina ho ritrovato quel sogno che inseguivo sugli sci»

Il racconto della carrucese (ed ex atleta ad alto livello) Francesca Occelli, che ha lavorato come volontaria nell'antidoping

«Alle Olimpiadi di Milano-Cortina ho ritrovato quel sogno che inseguivo sugli sci»

Francesca Occelli

C’è chi sogna le Olimpiadi da atleta e chi, dopo aver inseguito quel traguardo, riesce comunque a viverle da protagonista. È il caso di Francesca Occelli, classe 1995, farmacista e nutrizionista di Carrù con un passato nello sci ad alto livello, che alle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 ha vissuto i Giochi da una prospettiva diversa, come volontaria nel settore antidoping.

A Cortina d’Ampezzo, ha lavorato come chaperone per la World Anti-Doping Agency (WADA). Il suo compito era notificare gli atleti selezionati, compilare la documentazione e accompagnarli durante i controlli antidoping, restando al loro fianco in un momento tanto delicato quanto cruciale per la correttezza di ogni sport.

Il dietro le quinte dei Giochi

Francesca Occelli ha operato in alcune delle sedi più iconiche dei Giochi, tra cui il villaggio olimpico, l’Eugenio Monti Sliding Centre a Cortina e l’area delle Tofane sulle Dolomiti, vivendo dall’interno l’organizzazione di uno degli eventi sportivi più importanti al mondo.

«È difficile descrivere l’emozione di trovarsi lì e contribuire, anche solo in piccola parte, al funzionamento di un evento così grande», ci racconta. «Vivere le Olimpiadi dall’interno è completamente diverso rispetto a guardarle in televisione: si respira tensione, concentrazione ed entusiasmo».



Per lei, che ha dedicato anni allo sci agonistico, l’esperienza ha avuto un valore ancora più forte: «Ho incontrato atleti provenienti da tutto il mondo e persone con cui avevo condiviso gare e allenamenti. Rivederli su un palcoscenico olimpico è stato emozionante. Allo stesso tempo, ho potuto conoscere il “dietro le quinte” di un evento di questa portata: l’organizzazione e l’impegno di centinaia di persone che lavorano lontano dai riflettori».

«Da nutrizionista è stato interessante curiosare anche sull’aspetto food: le mense degli atleti erano davvero ben organizzate, con tante opzioni sempre disponibili. Per quanto riguarda quelle riservate al personale operativo, erano più essenziali (ad esempio con il caffè solubile), ma nel complesso, essendo in Italia, si è mangiato bene comunque».

Una scelta volontaria, fatta senza esitazione

Il ruolo svolto da Occelli era su base volontaria, ma il valore umano e professionale dell’esperienza è stato enorme. «Rifarei questa scelta senza esitazione. È stata un’esperienza arricchente che mi ha permesso di restare legata al mondo in cui sono cresciuta».

«Consiglierei questa esperienza a chiunque ami lo sport», conclude. «Le Olimpiadi non sono solo medaglie e classifiche, ma persone, storie, sacrifici e sogni che si incontrano e lasciano un segno indelebile».

 

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