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13 Marzo 2026 - 11:17
Foto Elio Veglia
Le giornate si allungano, le temperature diventano più miti, i campi tornano finalmente in buone condizioni. Tutto sembra invitare a correre dietro a un pallone. E invece, a fine marzo-aprile, per molti ragazzi la stagione finisce.
Succede ogni anno (e lo avevamo già scritto appunto nel 2025) e anche questa volta il copione non cambia. Gran parte dei campionati giovanili, dai Pulcini agli Juniores (ma anche la Terza Categoria eccetto i play-off), arriverà ai titoli di coda già appena dopo Pasqua. Solo poche squadre – quelle che riescono a qualificarsi per play-off o fasi finali – continueranno a scendere in campo ancora per qualche settimana. Tutte le altre si fermano.
Il risultato è semplice: centinaia di giovani calciatori si ritrovano improvvisamente senza partite da giocare proprio quando le condizioni per fare sport all’aperto diventano finalmente ideali.
Gli allenamenti proseguono, certo. Ma senza la prospettiva della partita del weekend è inevitabile che qualcosa cambi. La motivazione si abbassa, il ritmo si allenta e in molti casi l’attività finisce per ridursi progressivamente. Per qualcuno ci saranno tornei primaverili a riempire il calendario. Per altri, invece, la stagione si chiude qui.
E allora torna una domanda che nel calcio giovanile si sente spesso: ha davvero senso organizzare i campionati in questo modo?
Per mesi si gioca nel periodo più complicato dell’anno. Tra dicembre e febbraio i campi diventano pesanti, quando non impraticabili. Pioggia, freddo, ghiaccio e continui rinvii rendono spesso difficile garantire la regolarità delle partite. Non esattamente le condizioni ideali per ragazzi ancora in fase di crescita. E poi gli eventuali recuperi di match rinviati vengono programmati uno dopo l'altro, nel giro di pochissimi giorni. Poi arriva la primavera, con giornate più lunghe e temperature perfette. Ed è proprio in quel momento che l’attività agonistica rallenta o addirittura si ferma.
Una contraddizione evidente.
Eppure basterebbe poco per rendere il sistema più logico. Si potrebbe immaginare una pausa invernale più lunga nei mesi più freddi e spostare una parte delle partite proprio tra aprile e maggio. Oppure organizzare una seconda fase primaverile per le squadre che non accedono alle fasi finali, con gironi più brevi o tornei strutturati.
Non sarebbe solo una questione sportiva.
Lo sport giovanile ha oggi un ruolo importante anche dal punto di vista educativo e sociale. Dopo giornate passate tra scuola, compiti e schermi digitali, il campo rappresenta uno spazio prezioso di movimento, relazione e libertà. Allenarsi e giocare significa scaricare energie, imparare a stare in gruppo, affrontare vittorie e sconfitte. Significa crescere.
Per molti ragazzi la partita del fine settimana non è soltanto un impegno sportivo: è un momento atteso, un obiettivo, una motivazione. Per questo lascia perplessi vedere il calendario fermarsi proprio quando ci sarebbero tutte le condizioni per continuare.
Il calcio giovanile non è solo una serie di partite da inserire in agenda. È un percorso di formazione che coinvolge ragazzi, famiglie, allenatori e società.
E forse meriterebbe una programmazione un po’ più attenta ai tempi dello sport e a quelli dei ragazzi.
P.S. Restiamo volentieri disponibili al confronto e accoglieremmo con interesse una risposta o anche solo un chiarimento da parte della Federazione. Scrivemmo la stessa cosa già l'anno scorso e l'appello cadde nel vuoto.
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