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07 Gennaio 2026 - 09:31
Foto Vatican Media/Sir
Oltre 33 milioni di pellegrini hanno raggiunto Roma nell’Anno Santo 2025, attraversando le Porte Sante, riempiendo basiliche e luoghi di preghiera come mai prima. Un flusso imponente, continuo, che ha fatto del Giubileo uno degli eventi spirituali e umani più rilevanti degli ultimi decenni, capace di unire fede, città e istituzioni.
Alle 9.41 del 6 gennaio 2026, con la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, Papa Leone XIV ha ufficialmente concluso il Giubileo ordinario dedicato ai «Pellegrini di speranza», aperto da Papa Francesco la notte di Natale del 2024. Un gesto solenne, compiuto in silenzio e preghiera, davanti alle massime autorità dello Stato e a una folla che in quell’istante ha simbolicamente chiuso un anno di cammino.

Nell’omelia dell’Epifania e poi all’Angelus, il Pontefice ha affidato al mondo il lascito più forte dell’Anno Santo: «Invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace». Un appello netto, pronunciato in un tempo segnato da conflitti e tensioni globali, accompagnato dal rifiuto dei «deliri di onnipotenza» e dall’invito a custodire ciò che è fragile, nascente, umano. Per Leone XIV la pace non è un progetto astratto, ma un lavoro paziente, quotidiano, fatto di relazioni e responsabilità.
Il Giubileo, ha ricordato il Papa, non è stato solo un evento numerico ma un’esperienza esistenziale: milioni di uomini e donne in ricerca, come i Magi del Vangelo, disposti a mettersi in viaggio in un mondo spesso respingente. Homo viator, vite in cammino, chiamate a non fermarsi, a non ridurre la fede a rito o abitudine. Da qui le domande rivolte alla Chiesa: c’è vita nelle nostre comunità? C’è spazio per ciò che nasce? Siamo capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino e nel diverso un compagno di strada?
I numeri raccontano una partecipazione senza precedenti: una media di oltre 90 mila presenze al giorno, fedeli provenienti soprattutto dall’Europa e dalle Americhe, due picchi straordinari – il periodo della morte di Papa Francesco e il Giubileo dei giovani – e basiliche letteralmente attraversate da fiumi di persone. Ma accanto ai dati, la Santa Sede ha sottolineato la forte dimensione spirituale: confessioni in aumento, preghiera diffusa, luoghi sacri tornati ad essere «case vive» e non solo monumenti.
Sul piano civile e organizzativo, il Giubileo ha lasciato anche un’eredità concreta: opere pubbliche, infrastrutture riqualificate, un modello di collaborazione tra Stato, Enti locali e Vaticano definito «metodo Giubileo». Un’esperienza che, secondo le istituzioni, potrà diventare riferimento anche oltre l’Anno Santo.
Chiudendo la Porta Santa, Papa Leone XIV ha però voluto chiarire che il Giubileo non finisce davvero: resta come seme. «Siamo ancora agli inizi», ha detto, invitando a non trasformare la grazia in ricordo, ma a farne stile di vita. Lo sguardo è già rivolto al 2033, ai duemila anni della Redenzione, ma il messaggio è attuale e urgente: continuare a essere pellegrini, insieme, in un mondo che ha ancora bisogno di speranza.
• Pellegrini complessivi: 33,4 – 33,8 milioni
• Media giornaliera: 90.400 presenze (358 giorni)
• Provenienza: Europa 62,63%; America del Nord 16,54%; America del Sud 9,44%
• Principali Paesi: Italia 36,34%; Stati Uniti 12,57%; Spagna 6,23%; Brasile 4,67%; Polonia 3,69%
• Picchi di affluenza: 3,9 milioni (aprile–maggio); oltre 13 milioni (Giubileo dei giovani)
• Volontari: 7.000 complessivi
• Interventi: 332 totali, 204 conclusi o parzialmente conclusi
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