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12 Gennaio 2026 - 09:56
Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI
C’era un tempo, non troppo lontano, in cui scegliere il diesel era quasi un gesto automatico. Chi percorreva molti chilometri lo faceva senza esitazioni, convinto – a ragione – che il gasolio fosse il carburante del risparmio. Una certezza costruita negli anni, fatta di pieni più convenienti e di consumi più bassi. Poi è arrivato il 2026, e quella certezza si è incrinata. In Piemonte, oggi, il diesel costa più della benzina. E no, non è un errore sul cartello del distributore.
I numeri ufficiali parlano chiaro. Secondo i dati del Ministero aggiornati al 12 gennaio 2026, in Piemonte il prezzo medio del gasolio è di 1,654 euro al litro, mentre la benzina si ferma a 1,615 euro. Quasi quattro centesimi di differenza, tutti a sfavore del diesel. Una distanza che può sembrare minima, ma che su un pieno diventa concreta, tangibile, fastidiosa. È il segnale che qualcosa di profondo è cambiato.

Per capire davvero perché il diesel oggi costa più della benzina bisogna andare oltre la pompa e guardare dentro il prezzo. Non è una questione di petrolio che improvvisamente scarseggia, né di raffinerie in affanno. Il sorpasso nasce da una somma di fattori, tutti interni alle scelte politiche e regolatorie che hanno accompagnato l’inizio dell’anno.
Il primo è noto, ma spesso semplificato: il riallineamento delle accise. Per anni il diesel ha goduto di una tassazione più favorevole rispetto alla benzina. Una scelta pensata per sostenere chi percorre molti chilometri per lavoro, dal trasporto merci all’agricoltura, passando per artigiani e professionisti. Col tempo, però, quel vantaggio fiscale è finito sotto accusa. Secondo il governo e le istituzioni europee, mantenere il gasolio artificialmente più conveniente equivaleva a incentivare un carburante considerato più dannoso per la qualità dell’aria, soprattutto nelle città. Da qui la decisione di togliere al diesel quello “sconto” storico e alleggerire il peso fiscale sulla benzina. È così che la verde oggi costa meno: non perché sia diventata più economica da produrre, ma perché è stata fiscalmente favorita.
Ma non è tutto. A rendere il diesel ancora più caro c’è anche un elemento meno visibile, che non compare sui cartelli luminosi ma incide comunque sul prezzo finale: i biocarburanti. Dal 1° gennaio è aumentata la quota obbligatoria di biocarburanti da miscelare ai carburanti tradizionali. Un obbligo che ha fatto salire i costi di miscelazione, colpendo in modo particolare il gasolio. In teoria, nello stesso periodo i prezzi internazionali dei prodotti raffinati sono scesi, ma questo calo non si è tradotto in un beneficio per gli automobilisti. Il risultato, per chi fa il pieno, è stato un effetto nullo: ciò che si è risparmiato da una parte è stato assorbito dall’altra.

Il diesel, quindi, oggi paga due volte. Paga la fine del suo vantaggio fiscale e paga l’aumento dei costi legati agli obblighi ambientali. Non è una coincidenza, ma il frutto di una strategia precisa che intreccia fisco, ambiente e politiche energetiche. L’idea di fondo è chiara: smettere di incentivare un carburante ritenuto più inquinante e orientare gradualmente i consumatori verso alternative considerate meno impattanti. Una scelta che, però, non resta confinata ai principi astratti, ma produce effetti molto concreti sulla vita quotidiana.
In Piemonte questo si traduce in una nuova abitudine forzata. Il diesel non è più la risposta automatica al caro carburanti. Chi guida se ne accorge ogni volta che si ferma a fare rifornimento: il pieno costa un po’ di più, e quel “po’” si accumula nel tempo, soprattutto per chi usa l’auto per lavoro o percorre lunghe distanze.
Il vero shock, però, non è solo economico. È culturale. Il diesel era diventato sinonimo di scelta intelligente, di buon senso. Vederlo oggi sopra la benzina rompe un equilibrio mentale che sembrava immutabile e costringe a rimettere in discussione decisioni prese anni fa, quando il contesto era completamente diverso.

E così, al 12 gennaio 2026, il quadro in Piemonte è chiaro e simbolico allo stesso tempo. Gasolio a 1,654 euro al litro, benzina a 1,615. Una differenza di pochi centesimi che racconta molto più di quanto sembri: racconta la fine di un’epoca e l’inizio di una stagione in cui il diesel non è più il carburante “facile” da scegliere, ma il risultato visibile di una strategia che ha deciso di colpirlo per ragioni fiscali, ambientali e politiche, tutte insieme.
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