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Su questa pista italiana hanno corso Ayrton Senna, Riccardo Patrese e Eddie Cheever (e quasi nessuno lo sa)

Dal 1961, scuola di campioni e pista tecnica: la storia del circuito kart di Mondovì tra i test di Senna, le gare internazionali e la passione amatoriale di oggi

Ayrton Senna, Riccardo Patrese, Eddie Cheever... I primi passi delle leggende dell'automobilismo sulla pista kart di Mondovì

Oggi sembra incredibile, ma c’è stato un tempo in cui Mondovì era una delle capitali italiane del karting. Un tempo in cui, su un circuito lungo appena seicento metri, correvano ragazzi destinati a diventare campioni del mondo. Tra loro anche Ayrton Senna, che qui lasciò tutti senza parole già al secondo giro di pista.

Il circuito kart monregalese è stato un punto di riferimento per le competizioni nazionali e internazionali negli anni di massima popolarità dello sport motoristico in generale. È nato quando ancora, nella maggior parte dei casi, le competizioni non avevano impianti dedicati e si svolgevano nelle piazze, su circuiti approntati con balle di fieno e nastri.

Pierfelice Filippi è testimone diretto degli avvenimenti principali della storia del circuito. Ha trascorso buona parte della sua vita su quei seicento metri d’asfalto, a gareggiare o a veder correre il figlio Luca, il pilota monregalese che si sta facendo onore nel mondo e che proprio qui ha mosso i primi passi. «La pista è nata nel 1961, per volontà di mio padre, Giorgio Filippi, e di Vincenzo Giuggia di Villanova – ricorda Pierfelice –. All’epoca era una delle prime costruite in Italia. Negli anni, sono state disputate gare importantissime, anche a livello internazionale. Ad esempio, si correva regolarmente l’incontro Italia – Svizzera, tra i migliori piloti delle due nazioni e si è fatta diverse volte la gara di durata, la 24 ore. Il Kart è uno sport da cui praticamente tutti i piloti cominciano, per cui quando Mondovì era uno dei circuiti di riferimento passavano tantissimi ragazzini, i migliori nella scena nazionale e internazionale.

Gente che poi avrebbe fatto la storia dell’automobilismo. Io ho conosciuto il pilota di F1 Riccardo Patrese durante una corsa a Mondovì, poco dopo la metà degli anni ‘70. Anche Ayrton Senna, negli anni in cui era un ragazzino di belle speranze, è passato da qui. Dal 1978 al 1982, Ayrton correva per la scuderia italiana DAP di Achille Parilla e partecipò al Campionato mondiale, senza riuscire mai vincerlo. In quegli anni era venuto a correre a Mondovì, non per una gara ma per un semplice test, e aveva impressionato tutti perché al secondo giro in pista aveva già battuto il record del giro più veloce. Inoltre, nell’albo d’oro del circuito c’è anche il nome di Eddie Cheever, che avrebbe corso in Formula 1 e sarebbe poi diventato campione di Indycar. Sempre su questo circuito si è formato Bruno Balocco, un ragazzo di Morozzo che è arrivato a diventare campione del mondo di Go-kart e che in seguito è stato meccanico di mio figlio Luca per tanti anni. La pista è stata chiusa nel 1989 per motivi relativi al rumore, ed è stata sfruttata come campo volo dai paracadutisti, poi l’abbiamo riaperta nel 1994 e l’abbiamo fatta diventare un circolo privato. Mio figlio Luca ha partecipato alla prima corsa del nuovo ciclo della pista e poi ha praticamente mosso i primi passi e le prime sgommate su quel circuito. Il kart ha il pregio di insegnarti la disciplina e i rudimenti dell’automobilismo senza essere pericoloso: non si sono praticamente mai registrati incidenti gravi correndo sui kart, e si può cominciare da piccoli. Io ho cominciato a 13-14 anni, ma mio figlio correva già che ne aveva otto. Nonostante sia un tipo di competizione che si svolge su pista è stata una scuola importante anche per chi poi ha intrapreso un altro percorso: penso ai fratelli Deila, che hanno cominciato su kart e poi sono diventati ottimi rallysti. All’epoca in cui ho iniziato io, fare karting era davvero galvanizzante per un ragazzino: oltre al divertimento di guidare e correre c’era una grandissima partecipazione di pubblico. La gente si appassionava e affollava il circuito per vedere le corse e il tifo era sempre molto vivo».

Una delle prime piste dedicate al kart in Italia

Quando è stato inaugurato, all’inizio degli anni ’60, era un impianto all’avanguardia, uno dei pochi circuiti in Italia dedicato allo sport del karting. Il circuito di Mondovì ha attraversato cinquant’anni di storia, molti dei quali con un ruolo da protagonista sulla scena nazionale, e tutt’ora continua a rappresentare un punto di riferimento per gli appassionati di motori del monregalese. Qui ad inizio anni Ottanta sgommava anche Ayrton Senna che stava imparando a diventare leggenda. Il pilota brasiliano impressionò tutti e in qualche archivio esiste una foto originale del pilota brasiliano a Mondovì, al momento irreperibile.

Su un tracciato che è un perfetto compromesso tra difficoltà tecnica e velocità: è lungo 670 metri e largo 6, ed è tortuoso, ricco di curve difficili da interpretare. È una pista molto tecnica e molto difficile tante, tante curve in poco spazio e piuttosto complicate da affrontare. In un giro si cambia ben 34 volte, tra salire e scendere di marcia. Nonostante questo è abbastanza veloce: si riescono a toccare al massimo i 110 kmh. È una pista da cui si impara molto: quando si riesce a girare veloce qui, altrove si ha una marcia in più. In passato a Mondovì si sono disputate competizioni importanti del karting, di caratura nazionale o internazionale e sono passati tanti giovani, che poi avrebbero fatto grandi cose come Senna appunto.

L’impianto è frequentato da tanti amatori e da atleti che vengono qui per allenarsi. Oltre ai Go-kart corrono le minimoto. Il circuito, ancora di proprietà della famiglia Giuggia, è affidato al Karting Club Mondovì.

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