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06 Febbraio 2026 - 16:42
Honnold sulla cima del Taipei 101 - Instagram
Cinquecento metri di vuoto. Nessuna corda. Milioni di spettatori collegati in diretta.
Alex Honnold ha scalato il Taipei 101 in free solo e il mondo ha applaudito. Ma la vera domanda non è se sia stata un’impresa straordinaria. Lo è.
La domanda è un’altra: quando un gesto estremo smette di essere una ricerca interiore e diventa uno spettacolo globale?
Con El Capitan, Honnold ci aveva costretti al silenzio. Con il Taipei 101 ci ha messi davanti a uno schermo.
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Il nome di Honnold non suonerà nuovo ai più. Nel 2017 lasciò il mondo col fiato sospeso mentre affrontava la via Free Rider di El Capitan senza dispositivi di sicurezza. L'anno successivo il racconto dell'impresa fu narrato nel docufilm di successo "Free Solo", facendo conoscere il nome del climber anche al di fuori della cerchia di addetti ai lavori.
Non è stata la prima volta che il Taipei viene scalato. Il giorno di Natale del 2004 Alain Robert compì l'impresa quando il grattacielo di Taiwan ancora deteneva il primato di edificio più alto al mondo, anche se allora il francese utilizzò corde di sicurezza, nonostante fosse un habitué del free solo. E lo stesso Robert aveva augurato una buona scalata al collega Honnold su Instagram.
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Pensando alla storia di Honnold viene subito da fare un paragone con la sua precedente impresa in free solo: il Free Rider. Su El Capitan, infatti, il climber scalò per quasi il doppio dell'altezza del Taipei, con circa 1000 metri d'ascesa. Inoltre, seppure la via fosse la più accessibile della parete El Capitan, rimaneva comunque un 7c sulla scala francese, con passaggi molto tecnici.
Il Taipei 101 sotto questo punto di vista è ritenuto più semplice, come dice anche Robert il quale lo affrontò sotto la pioggia, ma a rendere difficoltosa l'ascesa sono il materiale su cui si scala e gli agenti atmosferici. Honnold ha infatti dovuto affrontare i venti che flagellano il grattacielo.
A sporcare un l'impresa è stato il modo in cui è stata raccontata. "Free Solo" aveva donato al pubblico una narrazione lenta, fondendo la parte emotiva al gesto sportivo e umano, con un background che si potrebbe definire filosofico.
La diretta di Netflix e il modo in cui è stata anticipata l'ascesa ha trasformato il Taipei 101 in un baraccone di 500 metri d'altezza, regalando sicuramente uno show al pubblico da casa, ma sorvolando sulle motivazioni e sulle riflessioni del protagonista. Anche l'alpinista Messner, una voce ancora di peso nell'ambiente, ha definito l'impresa come «Un grande show», allontanando però l'ascesa dal mondo dell'arrampicata o dell'alpinismo.
Honnold, padre di famiglia rispetto al 2017, ha spiegato che quando una decina d'anni fa vide per la prima volta il Taipei 101 ebbe subito l'idea di scalarlo. Al tempo il Burj Khalifa era ancora un enorme cantiere e il grattacielo manteneva ancora il primato.
Tutto questo e anche altro è passato in secondo piano, soppiantato dalla spettacolarizzazione della scalata che rispecchia la mentalità degli ultimi anni su quanto riguarda l'arrampicata e i contesti ad essa collegata: l'alpinismo e il mondo della montagna. Soprattutto Instagram ha dato un grande impulso al mondo che sta al di sopra dei 25000 metri sul livello del mare, con un numero sempre crescente di giovani che si avvicinano alla fatica nella natura. Ragazze e ragazzi grazie all'esempio visto sui social hanno trovato nella montagna una rinata passione, informandosi e vivendola in sicurezza.
Questo interesse ha però anche aspetti negativi, come l'eccessiva spettacolarizzazione del gesto, come l'impresa di Honnold sul Taipei, che snatura il gesto stesso.
Ma anche il fenomeno sociale che nelle ultime estati si è fatto sempre più evidente e che in gergo tecnico e con un briciolo di cattiveria viene identificato nei "merenderos". Persone che ispirate da quanto vedono sui social decidono di intraprendere escursioni fuori dalla propria portata con abbigliamento del tutto insufficiente.
Un fenomeno che purtroppo passa in primo piano nel panorama delle notizie estive e che nasconde i tanti giovani e non solo che hanno invece fatto frutto di quanto visto sui social per migliorarsi, e che in Honnold, Messner o negli influencer che vivono la montagna nel modo giusto un esempio da seguire con accortezza e giusta mentalità.
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