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Da Fantozzi a Tonya Harding: le Olimpiadi invernali raccontate dal cinema

Dalle allucinazioni fantozziane alle storie vere. Quando il cinema racconta i giochi Olimpici invernali.

"Sono stato azzurro di sci"

Una delle affermazioni più citate del ragioniere Ugo Fantozzi, riguarda una sua "innata" capacità sciistica che in un lontano passato l'avrebbe addirittura portato a vestire la divisa azzurra. Questo è forse il frangente cinematografico che paradossalmente ci arriva prima quando associamo film e giochi Olimpici invernali. Ora che siamo prossimi alle Olimpiadi di Milano e Cortina possiamo spulciare laddove questi sport sono stati protagonisti di pellicole più meno note, o in altre totalmente da scoprire. Tornando per un attimo ancora a Fantozzi, il ragioniere in verità, invece che nella perla delle dolomiti si stava recando, su una decappottabile in balia del gelo di alta quota (a questo si deve il delirio competitivo col collega Calboni) a Courmayeur dove la prestazione sugli sci non avrebbe poi rispettato le aspettative, per usare un eufemismo. Curiosamente Fantozzi intreccerà ancora le sue vicende con un altro sport invernale, il salto con gli sci, in questo caso proprio a Cortina. Una prova di coraggio per fare nuovamente "colpo" sulla signorina Silvani, in quanto il salto dal trampolino è considerato uno degli sport più pericolosi. Dilettanti allo sbaraglio. Da qui possiamo partire per parlare della storia di Eddie "The Eagle", una delle più particolari sul mondo dello sport. Eddie atleta, e sognatore, prende alla lettera il messaggio di De Coubertin e quando si trova la porta sbarrata per competere nello sci alpino ai giochi, decide di riadattarsi...nel salto con gli sci. Storicamente non è affare per i britannici come Eddie. La sua genuina follia lo porta comunque a tentare, cominciando da zero, da adulto, allenandosi da autodidatta fino a riuscire a competere contro i forti scandinavi praticamente nati sui trampolini, e raggiungere il suo sogno: Calgary '88. Storia impossibile, ma vera, come quella dei giamaicani tra le piste di ghiaccio del bob. "Quattro sotto zero" ci racconta un'altra storia vera. Il tema del sogno Olimpico ritorna anche in questo caso, come volontà nel prendervi parte ma soprattutto come rivalsa ad una sconfitta. I protagonisti della vicenda non riescono a qualificarsi per i giochi di Seul nei 100 metri di atletica (disciplina decisamente più giamaicana), e tentano l'avventura nel bob a quattro, dove serve uno che piloti il mezzo e altri tre che corrano veloci, e questo non è un problema. Il problema semmai è come allenarsi per questo sport su un isola caraibica. Arriva in soccorso l'esperienza di un ex bobbista che intuisce l'impatto mediatico potenziale della situazione e li aiuta a raggiungere l'obbiettivo. I quattro non si limiteranno a partecipare e forniranno un'incredibile prestazione di vertice nuovamente nella cornice di Calgary '88. Dici Calgary e pensi a Tomba, verrebbe da dire che il campione emiliano è stato il primo sciatore italiano a recitare in un film, nel dimenticabile "Alex l'ariete", e invece no. Infatti è stato preceduto da Gustav Thoeni ed da altri esponenti della valanga azzurra nel film "Un centesimo di secondo" del 1981: il film di Duccio Tessari è una via di mezzo tra storia di finzione e richiami ad eventi legati allo sci dell'epoca e non è di certo opera memorabile, ma è uno dei pochi esempi di cinema che parla di una disciplina così popolare nel nostro paese.

Cavalcando gli stereotipi, l'Olanda si sà, è il paese dei pattinatori sui canali ghiacciati, da quelle parti le corse di velocità sulla lama sono una religione. Uno sconosciuto, ma reperibile su piattaforma, film sul pattinaggio ci racconta un' episodio vero e leggendario su questa pratica. "L'inferno del '63" narra dell'Elfendosch: leggendaria corsa sui pattini lunga oltre 200 km che collega le principali città del nord dell'Olanda. L'edizione in questione è ricordata per le impossibili condizioni metereologiche e la drammatica sfida dei partecipanti per raggiungere il traguardo. I pattini delle evoluzioni artistiche sono invece gli assoluti dominatori del cinema degli sport invernali. Alcuni dei loro interpreti si sono persino riconvertiti davanti alla macchina da presa e le pattinatrici sono le atlete sportive più vicine ad essere delle dive. Tra le molte commedie giovanili che assecondano sogni e ambizioni, un frammento reale di sfide tra dive lo troviamo in "Tonya", la pellicola forse più sincera e disillusa su quel mondo. Il fatto: la rivalità tra le due pattinatrici americane più quotate per giochi Olimpici di Lillehammer '94 diviene un fatto di cronaca, quando una persona dell'entourage di Tonya Harding ferisce volontariamente la rivale per impedirle di partecipare alla competizione. Un episodio bruttissimo che fece molto scalpore, a cui seguirono indagini e processo. Il film parte dallo scandalo per raccontarci la storia personale di Tonya, in una lunga finta intervista dove emergono lo smisurato talento e le grandi problematiche familiari. La madre violenta e possessiva, gli allenamenti estenuanti, le brutte compagnie, e le luci dei riflettori che passano dal palcoscenico della pista di ghiaccio alle aule di tribunale.

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