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Il santo dei giovani che ha insegnato a prevenire il disagio prima che esploda

Oggi si celebra San Giovanni Bosco. «Ci ha lasciato un patrimonio educativo di grande valore»

Il santo dei giovani che ha insegnato a prevenire il disagio prima che esploda

Oggi, 31 gennaio, si celebra la memoria liturgica di San Giovanni Bosco. E la sua lezione – a quasi due secoli di distanza – continua a suonare sorprendentemente attuale: non aspettare che il disagio travolga i ragazzi, ma intercettarlo prima, con educazione, relazione e fiducia. È il cuore del sistema preventivo di Don Bosco, che il Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Giovanni Ravalli indica come un riferimento ancora vivo, capace di parlare non solo alla famiglia salesiana, ma anche alle istituzioni pubbliche impegnate nel benessere e nella formazione dei giovani.

«Sono trascorsi quasi due secoli e il sistema preventivo di Don Bosco continua a mantenere la propria validità e a rappresentare, ancora oggi, un patrimonio educativo di grande valore non solo per la ‘famiglia’ Salesiana ma anche per le istituzioni pubbliche impegnate nella promozione del benessere e della formazione dei giovani», afferma Ravalli. Un messaggio che, nel giorno della festa del santo dei ragazzi, diventa quasi un appello: investire nell’educazione significa costruire strumenti, comunità e contesti in cui i giovani possano crescere, prima che fragilità e isolamento prendano il sopravvento.

 

 

Ravalli insiste sul valore profondo di quel metodo: «Il sistema preventivo si fonda su una visione inclusiva e relazionale dell’educazione, che pone al centro i giovani e il loro sviluppo integrale. Definito a ragione “padre e maestro della gioventù”, Don Bosco intuì l’importanza di prevenire il disagio prima che si manifesti: un’intuizione quanto mai attuale nel contesto contemporaneo». Parole che toccano un nervo scoperto del presente: l’urgenza di non lasciare nessuno indietro, di riconoscere i segnali, di accompagnare senza giudicare.

E nel giorno in cui si celebra Don Bosco, Ravalli chiude con un ringraziamento che allarga lo sguardo dal Piemonte al mondo: «Desidero rivolgere idealmente uno speciale ringraziamento a quanti continuano a rapportarsi alle giovani generazioni ispirandosi al metodo di Don Bosco: una sorta di grande albero che, pur mantenendo salde radici piemontesi, abbraccia e sostiene la vita di migliaia di giovani nei cinque continenti».

 

Chi era Don Bosco

 

San Giovanni Bosco (1815-1888), nacque il 16 agosto 1815 ai Becchi di Castelnuovo d’Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco), da Francesco Bosco e Margherita Occhiena. Orfano di padre a due anni, crebbe nella povertà. A nove anni ebbe il “sogno” dei ragazzi da conquistare non con la forza, ma con mansuetudine e carità, che segnò la sua vocazione. Studiò a Castelnuovo e poi a Chieri, mantenendosi con piccoli lavori e coinvolgendo i coetanei con giochi e acrobazie per portarli alla preghiera. Fu ordinato sacerdote a Torino il 5 giugno 1841 e si dedicò ai giovani più fragili, dagli spazzacamini agli ex detenuti. L’8 dicembre 1841 iniziò l’Oratorio, che trovò casa a Valdocco nel 1846. Fondò la Società Salesiana (1854) e le Figlie di Maria Ausiliatrice (1872), promuovendo educazione e formazione professionale. Nel 1875 partì la prima missione in Argentina. Morì a Torino il 31 gennaio 1888. Il suo metodo educativo si riassume in ragione, religione e amorevolezza; il motto: “Da mihi animas”

 

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