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05 Febbraio 2026 - 10:37
Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI
Il tema della sicurezza sul lavoro torna al centro dell’attenzione con numeri che fanno riflettere anche nel Nord Ovest. Secondo l’ultimo aggiornamento 2025 dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, elaborato su dati INAIL, Piemonte e Liguria non sono zone “al riparo” dal fenomeno degli infortuni mortali. Anzi: alcune province mostrano incidenze superiori alla media nazionale.
Nel panorama nazionale, Savona emerge con un’incidenza pari a 94,3 morti sul lavoro ogni milione di occupati, un valore che la colloca al vertice della graduatoria italiana. I casi registrati sono 10 (esclusi i decessi “in itinere”, vale a dire nel tragitto casa-lavoro), su un totale di 106.095 occupati. Un dato che supera di quasi tre volte la media nazionale fissata a 33,3 e che inserisce la provincia ligure nella fascia di rischio più elevata.

La situazione della provincia di Cuneo appare meno drammatica rispetto a Savona, ma comunque oltre la soglia media nazionale (30º posto in Italia, ma 2º in Piemonte). L’indice di incidenza si attesta a 45,7, con 12 casi su 262.600 occupati (anche qui sono esclusi i decessi “in itinere”). Numeri che pongono la Granda tra le aree in “zona rossa”, a conferma che il fenomeno resta tutt’altro che marginale anche in territori tradizionalmente considerati virtuosi.
Guardando all’intero Piemonte, la regione si colloca al 9º posto in Italia in questa speciale classifica (zona arancione), con 65 casi (senza considerare quelli in itinere) e un’incidenza di poco superiore alla media nazionale (35,1). La classifica per incidenza vede il Verbano Cusio Ossola al primo posto in regione, con un’incidenza di 73,8 (5 casi su 67.794 occupati), seguita dalla Granda, poi Alessandria e Torino con indici comunque superiori rispetto alla media nazionale.
Da gennaio a dicembre 2025, sono 1.093 le vittime sul lavoro in Italia, delle quali 798 in occasione di lavoro (7 in meno rispetto a dicembre 2024) e 295 in itinere (10 in più rispetto al 2024). La maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro va ancora alla Lombardia (112). Seguono: Campania (80), Veneto (76), Emilia-Romagna e Piemonte (65), Sicilia (64), Lazio (60), Puglia (58), Toscana (50), Marche (27), Liguria (26), Calabria (21), Sardegna (18), Umbria e Trentino-Alto Adige (17), Abruzzo (16), Basilicata (12), Friuli-Venezia Giulia (10), Molise (3) e Valle d’Aosta (1).

L’Osservatorio mestrino elabora anche l’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età e lo fa sempre attraverso le incidenze di mortalità (numero di decessi per milione di occupati).
Nel 2025, guardando le vittime in occasione di lavoro, l’incidenza più elevata si registra nella fascia d’età degli ultrasessantacinquenni (108,7), seguita dalla fascia di lavoratori compresa tra i 55 e i 64 anni (56,3) e quella tra i 45 e i 54 anni (31,6).
Numericamente, invece, la fascia più colpita dagli infortuni mortali in occasione di lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (300 vittime su un totale di 798).
In totale sono 98 le donne decedute nel 2025 (12 in più rispetto al 2024). Di queste, 46 hanno perso la vita in occasione di lavoro (6 in meno del 2024) e 52 in itinere (18 in più del 2024), cioè nel percorso casa-lavoro.
Lavoratori stranieri: rischio mortale più che doppio per tutto il 2025
Sono 251 gli stranieri vittime di infortuni sul lavoro, su un totale di 1.093: 182 deceduti in occasione di lavoro e 69 in itinere. Dunque, circa una vittima su quattro è straniera. Il rischio di morte sul lavoro, poi, risulta essere più che doppio rispetto a quello dei lavoratori italiani. Infatti, gli stranieri registrano un indice di 72,4 morti ogni milione di occupati, contro il 28,8 degli italiani.

Alla fine di dicembre 2025 il settore più colpito è quello delle Costruzioni, con 148 decessi in occasione di lavoro; seguito da Attività Manifatturiere (117), Trasporti e Magazzinaggio (110) e Commercio (68).
Il lunedì risulta essere il giorno più luttuoso della settimana, ovvero quello in cui si sono verificati più infortuni mortali nel 2025 (21,8%). Seguito dal venerdì (20,6%).

Le denunce di infortunio totali a fine dicembre 2025 aumentano del +1,4%. Dalle 589.571 registrate a fine dicembre 2024 si passa alle 597.710 del 2025. Anche alla fine del 2025, il più elevato numero di denunce totali arriva dalle Attività manifatturiere (70.485). Seguono: Costruzioni (38.387), Sanità (37.032), Trasporto e Magazzinaggio (34.271) e Commercio (33.748).
Da gennaio a dicembre 2025 le denunce di infortunio presentate dalle lavoratrici sono 216.779 (167.685 delle quali in occasione di lavoro), mentre quelle degli uomini ammontano a 380.931 (delle quali 327.905 in occasione di lavoro).
Le denunce dei lavoratori stranieri sono 127.725 su 597.710 (circa 1 su 5), mentre in occasione di lavoro se ne registrano 105.810 su un totale di 495.590 (ancora circa 1 su 5).

«Il 2025 si chiude con numeri che ci ricordano quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro – commenta l’ing. Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega –. Le 1.093 vittime totali, di cui 798 in occasione di lavoro, confermano che ci sono settori, come l’edilizia, le attività manifatturiere e i trasporti e magazzinaggio, in cui le fragilità della sicurezza restano evidenti. Sebbene rispetto al 2024 si registri un aumento di 3 vittime, questa “stabilità” non può farci abbassare la guardia: ogni numero rappresenta una vita persa e sottolinea quanto sia fondamentale continuare a investire in prevenzione e cultura della sicurezza».
L’incidenza degli infortuni mortali indica il numero di lavoratori deceduti durante l’attività lavorativa in una data area (regione o provincia) ogni milione di occupati presenti nella stessa. Questo indice consente di confrontare il fenomeno infortunistico tra le diverse regioni, pur caratterizzate da una popolazione lavorativa differente.
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