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09 Febbraio 2026 - 13:20
Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI
«Il quadro che emerge dal nuovo rapporto Azzardomafie è fortemente negativo per l’Italia e, in particolare, per il Piemonte. Ci sono elementi di criticità sia per quanto riguarda il tema della legalità, ma anche per la salute dei cittadini». È il commento di Domenico Rossi, presidente della Commissione Legalità e segretario regionale del Partito Democratico, a margine dell’audizione dell’Associazione Libera Piemonte in commissione. «Ancora una volta – spiega Rossi – dobbiamo dire grazie a Libera per aver acceso un faro su un tema importante per la salute dei cittadini».
Secondo il rapporto, nella nostra regione si giocano 9 miliardi e mezzo di euro l’anno con una distribuzione che favorisce il gioco online rispetto a quello fisico (5,25 miliardi contro 4,25), rendendo più difficile il controllo e più alto il rischio di dipendenza. «Un quadro a cui dobbiamo aggiungere che, secondo quanto riportato nel rapporto, la nostra regione, con 9 unità, è la prima del Nord per numero di clan attivi nel settore» – aggiunge il presidente della Commissione legalità –. In altre parole il Piemonte è una regione ad alta esposizione e a bassa protezione, e questo si traduce in più giocatori patologici, più famiglie in difficoltà, un’esplosione del gioco online oltre a una criminalità che trova anche nel gioco legale un canale comodo e redditizio.

Una situazione critica che la legge regionale in vigore non contribuisce a migliorare, secondo il segretario del Pd piemontese. Nella classifica di Libera, il Piemonte è infatti finito nelle ultime posizioni con soli 4 indicatori verdi su 8. «Questo rapporto conferma quello che abbiamo denunciato per anni: lo smantellamento della Legge regionale del 2016, voluto dalla maggioranza di Centrodestra è stato un errore drammatico, così come lo è stato bocciare la proposta di legge popolare sul tema – sottolinea Rossi -. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un abbassamento delle tutele e un allentamento dei controlli a cui non sono seguiti adeguati investimenti su prevenzione e servizi a sostegno dei cittadini e di chi finisce vittima della piaga della dipendenza da gioco o del sovraindebitamento. Possiamo fare meglio ispirandoci alle altre Regioni, anche di Centrodestra, o tornando a quanto previsto dalla legge precedente.
«Il Piemonte aveva una norma avanzata, frutto del lavoro con Associazioni, sindaci, Scuole e realtà sociali. Aveva generato risultati positivi, ridotto le slot in luoghi sensibili, limitato l’accesso dei più vulnerabili. La maggioranza ha scelto di smontarla in nome di una liberalizzazione che ha prodotto esiti negativi – conclude il presidente della Commissione Legalità –. Per questo motivo è fondamentale non abbassare la guardia su un tema che colpisce la nostra economia con conseguenze sociali devastanti soprattutto per le fasce più deboli. Serve un approfondimento in commissione sanità sugli aspetti legati alle dipendenze, ma, soprattutto, va riaperta la discussione sulla legge regionale, prendendo atto che la contro-riforma voluta dalla Destra non ha funzionato. Ripartiamo dalla proposta di legge costruita da Comuni ed Enti del terzo settore. Contiene tutti gli elementi necessari per costruire una norma moderna ed efficace. La ripresenteremo nei prossimi giorni per porre il tema tra le priorità dei prossimi mesi. Rimettiamo al centro salute dei cittadini e legalità».

«L’audizione in commissione di Libera Piemonte conferma un dato drammatico: il Piemonte, invece di andare avanti, ha fatto un passo indietro nel contrasto al gioco d’azzardo patologico che sta avendo conseguenze devastanti nella nostra Regione – è il commento di Ravinale e Marro (AVS) –. Un arretramento netto che segnala un indebolimento degli strumenti a disposizione per affrontare una vera piaga del nostro tempo. Si tratta di un fenomeno che incide direttamente sul benessere psico-fisico ed economico delle persone e delle famiglie e che colpisce in modo particolare le condizioni di fragilità, pur attraversando trasversalmente tutti i livelli sociali. A questo si aggiunge l’impatto della criminalità organizzata. Come riportato nel dossier, le mafie approfittano dei giocatori affetti da ludopatia, li conoscono e li avvicinano, concedendo prestiti a tassi usurari. Si genera così un circolo vizioso, in cui la dipendenza economica dai clan si somma alla dipendenza dal gioco».
«I dati del report di Libera dovrebbero fare impallidire la Giunta Cirio e la maggioranza piemontese – aggiungono –: tutte le loro chiacchiere su legalità e sicurezza si schiantano di fronte a questo dramma sociale, frutto di una precisa scelta politica. La Giunta Cirio ha cancellato nel precedente mandato la Legge regionale sul gioco d’azzardo n. 9 del 2016, l’unica che aveva saputo contrastare il fenomeno, facendo risparmiare ai e alle piemontesi oltre 200 milioni di euro. Come abbiamo sempre detto, la nuova legge approvata nel 2021 è una liberalizzazione di fatto del gioco d’azzardo e un vero e proprio favore alle lobby del gioco».

«Oltre 12.000 cittadini piemontesi avevano firmato per la proposta di legge di iniziativa popolare che riportava ai parametri del 2016, archiviata in dieci minuti dalla destra nella precedente legislatura – concludono Ravinale e Marro –. Ci aspettiamo che la maggioranza non resti sorda a questi problemi e abbia il coraggio rimediare all'errore fatto. Noi faremo la nostra parte, anche a fronte dell’appello di Libera, Arci, Acli e tante altre Associazioni, per riaprire la discussione sulla modifica della legge regionale. Il Piemonte era stato un riferimento nazionale. Oggi serve il coraggio di invertire la rotta».
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