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Dentro le mummie senza toccarle: a Torino la Tac diventa una macchina del tempo e svela i segreti dell’Antico Egitto

Università di Torino e Affidea | CDC uniscono scienza, medicina e archeologia per studiare teste mummificate di 3.000 anni fa

Dentro le mummie senza toccarle: a Torino la Tac diventa una macchina del tempo e svela i segreti dell’Antico Egitto

Foto d'archivio

C’è un luogo a Torino dove il passato incontra la tecnologia più avanzata.

Non è un set cinematografico né un laboratorio segreto, ma il risultato di una collaborazione reale e innovativa tra l’Università di Torino e Affidea|CDC. Qui, la tomografia computerizzata – la stessa utilizzata negli ospedali per diagnosticare malattie – viene impiegata per esplorare reperti mummificati dell’Antico Egitto senza sfiorarli, grazie al lavoro congiunto del Dipartimento di Scienza della Vita e Biologia dei Sistemi e della sede Affidea | CDC di via Fabro 12 a Torino. Una vera e propria rivoluzione silenziosa che sta cambiando il modo di studiare la storia.

Il progetto, avviato nel gennaio 2025, nasce dall’incontro tra discipline solo apparentemente lontane: bioantropologia, egittologia, medicina e museologia. A guidare la ricerca per l’Università di Torino sono dott.ssa Rosa Boano, dott.ssa Rivka Chasan, dott. Scott Haddow e prof.ssa Beatrice Demarchi, mentre per Affidea|CDC partecipa dott. Federico Cesarani. Il percorso è sviluppato con la collaborazione del Museo di Antropologia ed Etnografia del Sistema Museale di Ateneo (con prof.ssa Cecilia Pennacini e dott. Gianluigi Mangiapane) e sotto l’egida della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Patrimonio per la Città Metropolitana di Torino (con dott.ssa Elisa Fiore Marochetti). Professionisti con competenze diverse hanno scelto di lavorare insieme per un obiettivo comune: leggere il passato con strumenti del presente, preservando l’integrità dei reperti e il loro valore culturale.

 

 Foto d'archivio

 

Al centro della ricerca ci sono sedici teste mummificate provenienti dai siti archeologici di Gebelein e Assiut, indagati dalla Missione Archeologica Italiana in Egitto tra il 1902 e il 1930 e conservati nel Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino. Questi reperti fanno parte di una più ampia collezione antropologica antico egizia, arrivata in Museo grazie al suo fondatore Giovanni Marro (1875-1952) e alla sua partecipazione agli scavi in Egitto per volere dei direttori del Museo Egizio di Torino, Ernesto Schiaparelli (1856-1928) prima e Giulio Farina (1889-1947) poi. Le testimonianze millenarie sono state analizzate attraverso TAC ad alta definizione che hanno permesso di “guardare dentro” senza alcun intervento invasivo.

I risultati sono sorprendenti. Le scansioni hanno rivelato dettagli anatomici, condizioni di conservazione, tracce di pratiche di imbalsamazione e indizi sulla vita biologica degli individui. Ogni immagine ricostruita digitalmente è un tassello che contribuisce a ricostruire rituali funerari, tecniche di preservazione e aspetti sanitari dell’epoca faraonica. È come se la medicina moderna avesse acceso una luce in stanze rimaste chiuse per millenni.

Ma l’impatto non è soltanto archeologico. L’utilizzo della diagnostica per immagini su reperti storici offre nuove prospettive anche in ambito medico e museale. Le stesse tecnologie che oggi salvano vite umane diventano strumenti di tutela del patrimonio culturale, aprendo la strada a protocolli non invasivi sempre più sofisticati. Una doppia vittoria: per la scienza e per la conservazione.

 

  Foto d'archivio

 

Il valore del progetto ha superato i confini nazionali. Presentato all’XI International Symposium on Biomolecular Archaeology, svoltosi a Torino dal 26 al 29 agosto 2025, il lavoro è stato selezionato per le flash talks, portando i risultati della ricerca davanti a una platea internazionale di studiosi. In questa occasione dott.ssa Rivka Chasan, titolare di una borsa di studio post dottorato European Union Marie Skłodowska Curie Post Doctoral Fellowship (grant 101103419) dal titolo HEADS, ha presentato i risultati della ricerca favorendo il confronto con la comunità scientifica e il dialogo interdisciplinare.

E non è finita. È in preparazione un articolo scientifico che includerà anche i risultati ottenuti nell’ambito di questa collaborazione, a conferma dell’importanza di un approccio condiviso tra ricerca accademica, pratica clinica e ambito museale per lo studio e la tutela del patrimonio culturale. Il progetto è ancora in corso: restano da esaminare ulteriori sette reperti, che contribuiranno a completare un quadro di grande interesse scientifico e museale.

In un’epoca in cui la tecnologia viene spesso associata al futuro, questo progetto dimostra che può essere anche la chiave più potente per comprendere il passato. Torino, con le sue università, i suoi musei e le sue eccellenze mediche, diventa così un ponte tra millenni diversi, dove le mummie non sono più solo oggetti da osservare, ma storie da ascoltare – grazie a un raggio invisibile che attraversa il tempo.

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