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Tra leggenda, storia e memoria: chi è la Buona Fata del Forte?

Il racconto di Elio Gallo riporta in vita una delle maschere più amate della tradizione cebana

Tra leggenda, storia e memoria: chi è la Buona Fata del Forte?

Una delle maschere più amate di Ceva, che un tempo veniva interpretata in occasione del Carnevale, è la Buona Fata del Forte.

Lentamente sul suo cavallo bianco scendeva proprio dal Forte di Ceva, attorniata da una splendida cavalcata di paggi e notabili, che facevano una cornice incomparabile. Le andava incontro il sindaco della Città e un grazioso paggetto avanzava portando su un serico cuscino le chiavi dorate di Ceva medioevale delle sue torri. Questo era il momento culminante della prima giornata di fasto del Carnevale cebano. La Fata riceveva i simboli della città e da quel momento ne diventava “la padrona”. Abbiamo attinto alla memoria di Elio Gallo, che conserva ricordi e immagini di quegli anni, per capire meglio chi era questa amata maschera cittadina e la sua storia.

 

 

«Con amabile sorriso la Fata – racconta – riceve i simboli che la rendono padrona di questa vecchia città dal cuore giovane, tesa verso nuovi e prosperi sviluppi. Un altro paggetto, questa volta una graziosa bimba, porta le chiavi in possesso della Fata. Poi il via alla grande sfilata, al sereno e simpatico baccano. Tra applausi, canti, suoni, lancio di caramelle, stelle filanti, coriandoli, lentamente, il nuovo simbolo del nostro Carnevale passa per le vie. Per ognuno la Fata ha un sorriso, luminoso come un raggio di sole. Così la vedono i degenti dell'Ospedale, i bimbi dell'Ospizio, quelli dell'Asilo Infantile, i soldati del nostro Distaccamento, sempre graziosa e sempre gentile e sempre cordiale. Così la ritroviamo nella sfilata di martedì sul palco in piazza del Municipio. Il sindaco, visibilmente commosso, risponde al suo messaggio che ha parole di bontà, di pace e di concordia. Un applauso saluta la riconsegna delle chiavi; un altro ancora, puntualizza l'approvazione popolare per la consegna alla gentil Signorina della pergamena ricordo. Ora idealmente rivediamo la Buona Fata sull'avita collina del Forte. La rivediamo come un simbolo della nostra tradizione, lassù tra gli spalti del forte distrutto, nelle chiare notti piene di stelle, nei meriggi benedetti dal trionfo del Sole, a dettarci sempre, nella prospera e nell'avversa fortuna, una parola di bontà, d'amore, di grazia e di gentilezza. Ceva anticamente era fortificata da costruzioni belliche già iniziate da Emanuele Filiberto, nel 1560, e successivamente terminate da Carlo Emanuele II. Il Forte di Ceva fu fatto minare da Napoleone nel 1800, dopo la battaglia di Marengo. Rimangono ancora testimonianze della sua esistenza, resti di mura, bastioni e caverne scavate nella roccia.

 

 

«Al Forte è legata la leggenda di Bianca d'Alba – continua –. Era costei una nobile, figlia di un feudatario albese, costretta ad abbandonare la casa del padre, il quale voleva darla in sposa ad un signorotto della Langa, che lei non amava. A Ceva, Bianca abitava in una modesta casa posta sul pendio e trascorreva il suo tempo dedicandosi ad opere di beneficenza. Curava gli ammalati, confortava i morenti, girava per gli isolati casolari portando medicinali e denaro a chi viveva in miseria. Bianca si distinse soprattutto durante una grave epidemia che era scoppiata fra i cinquecento soldati del Forte, infondeva speranza e ridava fiducia. Da lei furono curati amorevolmente ed ebbero la sua presenza sollecita e il conforto del suo sorriso che tutti la chiamavano "la Buona Fata del Forte". Anche per lei giunse il momento della gioia e il premio di tantissimo altruismo. Un giorno inaspettatamente giunse, alla sua modesta casa di Ceva, Ottone, vassallo del duca di Mantova, figlio del Barone Vilfrido di Lerice, antico suo amore. La felicità dell'incontro trovò il naturale coronamento nel matrimonio, celebrato solennemente nella cappella privata di certo don Silvio, religioso colto, eloquente, astuto, che preferiva comporre dissidi politici, piuttosto che recitare sermoni. In quell'occasione Bianca si riappacificò coi genitori e con quel nobile di Langa che le era stato destinato come marito dal padre e che lei aveva rifiutato. Quindi tornò con lo sposo nella casa di Alba e... vissero felici e contenti. Nel Forte il presidio fece murare una lapide a perenne ricordo della sua generosa presenza: “Qui visse due anni Bianca d'Alba la Buona Fata del Forte”. A Ceva il personaggio della Fata del Forte fu interpretato da: Liliana Muratore, Marinella Meistro, Mary Dante, Maria Ciravegna Tomatis, Susanna Boffano, Monica Canova e Barbara Manera.

 

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