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Cucina italiana patrimonio UNESCO: «Un tesoro da 600 miliardi che può diventare lavoro per i giovani»

Bergesio (Lega): «Dalla terra alla tavola una filiera che vale più di un Paese. Servono investimenti, formazione e meno burocrazia per difendere qualità, DOP e IGP»

Cucina italiana patrimonio UNESCO: «Un tesoro da 600 miliardi che può diventare lavoro per i giovani»

Il riconoscimento della Cucina Italiana come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO non è soltanto una medaglia da appuntarsi al petto: è, soprattutto, la certificazione internazionale di un gigante economico che muove numeri da capogiro. A ricordarlo è il senatore Giorgio Maria Bergesio (Lega), vicepresidente della commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare a Palazzo Madama.

«Il riconoscimento della Cucina Italiana come patrimonio immateriale dell'UNESCO non è solo un traguardo d'orgoglio nazionale, ma la celebrazione di un motore economico reale che oggi vale oltre 600 miliardi di euro», ha dichiarato.

 

  

La filiera “dalla terra alla tavola” che sostiene l’Italia

 

Quando si dice cucina, spiega Bergesio, non si parla solo di ricette e tradizioni: si parla di una filiera completa, che parte dai campi e arriva nelle sale dei ristoranti e nelle case. E i numeri raccontano la sua forza: l’agricoltura supera i 70 miliardi di valore aggiunto, mentre l’export agroalimentare ha oltrepassato i 65 miliardi annui.

Un sistema che, oltre a produrre ricchezza, genera occupazione e può rappresentare una “nuova grande opportunità di lavoro per i giovani”.

 

Giovani, agricoltura e ristorazione: la sfida della qualità

 

Bergesio punta il dito su un obiettivo preciso: sostenere i giovani che scelgono di restare in agricoltura e quelli che investono nella ristorazione di qualità. Perché ogni prodotto locale valorizzato, sottolinea, alimenta un circuito virtuoso: «ogni prodotto locale valorizzato sostiene un’economia circolare e premia il lavoro di chi tutela il paesaggio».

 

L’agricoltore “custode” di territorio e identità

 

Al centro di tutto, per Bergesio, c’è una figura spesso invisibile ma decisiva: l’agricoltore, definito «custode dell’ambiente e del territorio». Senza chi lavora la terra, avverte, non perderemmo solo produzione: perderemmo identità, paesaggio e radici.

  

  

La forza del modello Italia: qualità e 800 certificazioni

 

Il cuore del “modello Italia” sta nella qualità certificata: oltre 800 riconoscimenti DOP e IGP, una ricchezza che – secondo Bergesio – va difesa e potenziata con tre leve chiave: investimenti, formazione e semplificazione burocratica.

L’obiettivo è chiaro: garantire che il sistema agroalimentare continui a essere una colonna portante dell’Italia, trasformando il prestigio UNESCO in valore concreto per territori, imprese e nuove generazioni.

Le dichiarazioni del senatore sono arrivate oggi durante il convegno “La Cucina Italiana - Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità. Una nuova grande opportunità di lavoro per i giovani”, tenutosi alla Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato.

  

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