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A rotta di collo sul ghiaccio: c'è anche un po' di Mondovì nell'impresa sfiorata dagli azzurri alle Olimpiadi

Giovanni Mulassano, monregalese, preparatore atletico del bob a quattro, team che è entrato nell'Olimpo dei più forti del mondo con un bellissimo quinto posto

A rotta di collo sul ghiaccio: c'è anche un po' di Mondovì nell'impresa sfiorata dagli azzurri alle Olimpiadi

La squadra nazionale di bob a quattro e, nel riquadro, Giovanni Mulassano

C'è anche un po' di Mondovì nel quinto posto conquistato dall’Italia nel bob a quattro alle Olimpiadi. Un pezzo di quella impresa sfiorata porta il nome di Giovanni Mulassano, il tecnico monregalese responsabile della “spinta” degli azzurri. Patrick Baumgartner, Lorenzo Bilotti, Eric Fantazzini e Robert Mircea ci sono andati davvero vicini, superati solo dai fuoriclasse tedeschi e svizzeri. Un sogno accarezzato, a 25 centesimi di secondo dal bronzo. E dietro a quella bella pagina di sport c’è proprio il lavoro quotidiano del tecnico monregalese, classe 1985, ex skeletonista e bobbista, che dal 2019 è preparatore atletico della Nazionale italiana.

Nel bob moderno, una sorta di "Formula Uno del ghiaccio" dove i mezzi superano i 130 km/h, la differenza si misura in centesimi. E la partenza è diventata decisiva. Lo aveva spiegato lui stesso alla vigilia dei Giochi: «Oggi oltre il 60% del risultato lo fa la spinta. Devi partire forte, stare a ridosso dei primi già nelle prime manche e mettere pressione agli avversari».

 

Parole che oggi suonano quasi profetiche. Perché proprio la velocità di uscitamarchio di fabbrica dell’equipaggio guidato da Baumgartner – ha permesso agli azzurri di restare agganciati alle migliori nazioni al mondo e di giocarsi tutto fino all’ultima discesa.

 

La stagione non era stata semplice. L’incidente di Altenberg, con il bob ribaltato a oltre 115 km/h per la rottura dello sterzo, aveva interrotto il percorso e tolto continuità al gruppo. «Un episodio sfortunato – aveva raccontato Mulassano – ma il lavoro fatto resta molto buono». E così è stato. Perché, al netto di quell’imprevisto, l’Italia arrivava da piazzamenti importanti in Coppa del Mondo, con un podio e diverse top 10 nel quattro. Segnali chiari di competitività in un circuito dominato tradizionalmente dai tedeschi.

 

 

Tecnologia, testa e tradizione

 

Materiali, tecnica di guida, preparazione atletica: tre pilastri che oggi devono incastrarsi alla perfezione. «Un tempo la guida pesava di più, oggi la spinta è ancora più determinante», spiegava Mulassano. Con il supporto del Coni e analisi ad alta definizione, ogni dettaglio viene studiato al millimetro. Ma c’è anche l’aspetto mentale. «La pressione è umana. L’importante è arrivare pronti anche sotto questo profilo». E in un’Olimpiade in casa, con un’attenzione mediatica altissima, la gestione emotiva diventa parte integrante della performance.

 

Un lavoro iniziato quattro anni fa

 

 

L’equipaggio di Baumgartner lavora insieme da quattro anni. Un progetto costruito nel tempo, con una riserva designata e un percorso condiviso tra pista e Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti” di Roma. Un cammino lungo, fatto di allenamenti, test, trasferte e sacrifici.

 

E dentro quella storia, c’è anche Mondovì. C’è il lavoro silenzioso di un tecnico che ha fatto della partenza un’arte. C’è la consapevolezza che nel bob i decimi sono tutto. E che a volte, quei decimi, possono valere un posto tra i migliori team del mondo.

 

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