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13 Marzo 2026 - 10:43
Ceva prende posizione a difesa della trasparenza alimentare e del Made in Italy. Nella serata di mercoledì 11 marzo il Consiglio comunale si è espresso a favore di una revisione del codice doganale europeo, chiedendo che venga indicato in modo esplicito il luogo di provenienza delle materie prime utilizzate nei prodotti alimentari.
La normativa attualmente in vigore – il Regolamento UE n. 952/2013 – stabilisce che l’origine di un prodotto coincida con il Paese in cui è stato interamente ottenuto oppure con quello in cui ha avuto luogo l’ultima trasformazione sostanziale. Questo significa che alimenti realizzati con materie prime provenienti dall’estero possono essere commercializzati come italiani se subiscono anche solo una trasformazione nel nostro Paese.
Una situazione che ha sollevato negli anni numerose perplessità nel mondo agricolo e produttivo. Diverse associazioni di categoria si sono infatti mobilitate chiedendo una modifica della normativa, affinché l’unico criterio per stabilire l’origine di un prodotto sia il Paese da cui proviene la materia prima.
Tra queste anche Coldiretti Cuneo, che ha invitato le amministrazioni locali a sostenere l’iniziativa e a sollecitare una revisione delle regole europee. L’appello è stato raccolto dal Comune di Ceva.
Il Consiglio comunale ha infatti deliberato di impegnare il sindaco Fabio Mottinelli a confrontarsi con ANCI e con il Presidente della Regione Piemonte, per farsi promotore delle azioni necessarie alla modifica della normativa, sia a livello locale e nazionale sia nelle sedi europee.
Una posizione che ha trovato unità in tutto il Consiglio, senza divisioni tra maggioranza e opposizione, con l’obiettivo comune di tutelare il Made in Italy, una delle eccellenze più importanti del sistema economico e produttivo italiano.
“Questo era un atto dovuto e sono felice di constatare come, su un tema così delicato, non ci sia stato dibattimento, ma anzi un’approvazione senza troppi scogli” ha dichiarato il sindaco Fabio Mottinelli.
“Capiamo le ragioni del legislatore europeo, ragioni dettate anche da un’agevolazione, una facilitazione nell’individuare la provenienza, ma un conto è l’impresa che lavora il prodotto, un conto è il luogo dove il prodotto nasce e cresce prima di arrivare alla lavorazione. Sicuramente i processi di trasformazione rendono gli alimenti sicuri per il consumo, ma è giusto sapere da dove arriva ciò che mettiamo sulle nostre tavole".
“La qualità della produzione agroalimentare impatta sulla salute dei consumatori e, non secondario, anche dell’ambiente. Non si tratta di paure irrazionali: si tratta di conoscere la filiera fin dalle sue origini. È un diritto che dobbiamo a tutti i cittadini e a tutti i lavoratori del settore”.
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