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L’addio di Santanchè: «Obbedisco. Sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri»

Nella lettera alla premier, l’ex ministra del Turismo rivendica il proprio operato, difende la sua onorabilità e trasforma l’addio in un messaggio politico diretto a Giorgia Meloni

L’addio di Santanchè a Meloni: «Obbedisco. Sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri»

Dopo due giorni di tensioni politiche e di richieste sempre più esplicite, Daniela Santanchè si è dimessa, affidando a una lettera indirizzata alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, le motivazioni del suo passo indietro dal Ministero del Turismo.

Un testo dal tono personale e politico insieme, nel quale la ministra uscente rivendica il proprio operato, difende la propria onorabilità e chiarisce di aver scelto di dimettersi solo davanti a una richiesta pubblica della premier e leader del suo partito.

Ne emerge una lettera che intreccia amarezza, rivendicazione e fedeltà politica, segnando uno dei passaggi più delicati nel rapporto con Meloni e con Fratelli d’Italia.

  

 

 

La lettera

 

«Cara Giorgia,

ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione.

Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del Ministero del Turismo.

Ho voluto, e spero mi capirai, che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte a una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro non dovuto, solo di fronte alla richiesta che il capo del mio partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva, e mi preme, sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che, per la vicenda della cassa integrazione, non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio.

Ieri, forse bruscamente — capirai il mio stato d’animo — ti ho rappresentato la mia non disponibilità a una mia immediata dimissione perché volevo che fosse separata sia dai commenti sul referendum, perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio. Volevo che le mie dimissioni, inoltre, fossero separate dalla vicenda contingente, ed assai diversa, che ha riguardato l’on. Delmastro, che pure paga un prezzo alto.

Chiarito questo, non ho difficoltà a dire “obbedisco” e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale, ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento.

Cari saluti, Daniela»

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