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01 Aprile 2026 - 10:29
Ancora pochi giorni e il conto potrebbe diventare pesantissimo. Lo sconto sulle accise dei carburanti scade il 7 aprile, ma dal Governo, per ora, non arriva alcuna decisione definitiva. Solo ipotesi, valutazioni, indiscrezioni. Nel frattempo, però, i prezzi di benzina e gasolio sono alle stelle e il rischio è che, senza una proroga immediata, alla pompa scatti l’ennesima stangata per famiglie, lavoratori e imprese.
Con lo sconto sulle accise in scadenza il 7 aprile, l’esecutivo deve mettersi lavoro per evitare un nuovo scatto dei prezzi alla pompa. Secondo le indiscrezioni più accreditate, l’orientamento è quello di intervenire ancora, con una possibile proroga del taglio almeno fino a fine aprile.
Il dossier è ormai diventato uno dei più urgenti sul tavolo di Palazzo Chigi. L’ipotesi di un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri venerdì 3 aprile prende corpo, con l’obiettivo di approvare un provvedimento che entri in vigore senza soluzione di continuità dall’8 aprile, cioè il giorno successivo alla scadenza dello sconto attuale. Il decreto appare la strada più rapida, mentre viene considerata meno probabile la pista di un emendamento parlamentare, troppo legata ai tempi della conversione in Senato.
A spingere verso una decisione rapida sono anche i prezzi già oggi molto elevati. Il 1° aprile 2026, secondo i dati pubblicati dal Mimit, i prezzi medi regionali del self mostrano il gasolio sopra i 2 euro al litro in molte aree del Paese e la benzina attorno a 1,75 euro al litro; Ansa riporta per la stessa giornata un valore medio nazionale di 2,059 euro per il diesel e 1,750 euro per la benzina, con quotazioni ancora più alte in autostrada.
Il nodo, però, non è solo politico: è soprattutto finanziario.
Prorogare il taglio delle accise fino alla fine di aprile (ed evitare così di aver a che fare con un prezzo del gasolio salito fin quasi a 2.5 euro al litro), costerebbe almeno 500 milioni di euro, dopo una prima fase del provvedimento valutata in circa 528 milioni. Tra le ipotesi circolate c’è quella di reperire le risorse dal fondo inizialmente destinato al Piano Transizione 5.0, ma il tema delle coperture resta apertissimo e continua a intrecciarsi con le tensioni già emerse tra governo e mondo produttivo.
Per questo, accanto alla proroga pura e semplice, non vengono escluse misure alternative o rimodulate. Il governo vuole evitare che il venir meno dello sconto si traduca in un immediato balzo dei listini e in un effetto domino sui trasporti, sulla logistica e quindi sui prezzi al consumo. Il timore è concreto: senza un nuovo intervento, il caro carburanti rischia di scaricarsi in tempi rapidissimi sull’intera filiera.
La pressione aumenta anche sul fronte sociale ed economico. Le proteste dell’autotrasporto sono già partite e Ansa riferisce di un fermo nazionale dei tir annunciato dal 20 al 25 aprile da parte di Trasportounito, mentre altre sigle minacciano mobilitazioni nelle piazze. Un segnale che rende ancora più delicata la scelta del governo: lasciare scadere lo sconto senza correttivi significherebbe affrontare non solo l’emergenza prezzi, ma anche un nuovo fronte di tensione con le categorie produttive.
In queste ore, dunque, il punto non è più se intervenire, ma come farlo. La linea che emerge da Roma è quella di una proroga temporanea per guadagnare tempo e contenere l’impatto immediato sui consumatori, in attesa di capire quanto a lungo durerà la fiammata dei prezzi energetici. La decisione finale è attesa a brevissimo, ma il messaggio che filtra da Palazzo Chigi è già chiaro: sul dossier accise il governo non vuole farsi trovare impreparato.
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