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05 Gennaio 2026 - 14:20
Una serata speciale al Teatro “Marenco” di Ceva, dove un alternarsi di parole, musica e danza sono andate in scena per celebrare la diversità come valore aggiunto, perché è proprio in essa che risiede la vera ricchezza e il potenziale umano.
Tutto esaurito per lo spettacolo Diverso da Chi?”, rappresentato prima di Natale e realizzato con il contributo della Fondazione CRC dai ragazzi del Centro Diurno Idea 2 nell’ambito del progetto “In buona compagnia tra disabilità e illusione teatrale”.
La regia è stata curata dai bravissimi Alessandra Giovana e Tommaso Rotella e i testi di Marianna Rotella. “In un alternarsi di parole, musica e danza, questo spettacolo vuole celebrare la diversità come valore aggiunto, perché è proprio in essa che risiede la vera ricchezza e il potenziale umano – raccontano i registi - . Che sia attraverso l’arte, la musica o semplicemente il sorriso, le persone con disabilità ci insegnano che la vera forza risiede nell’accettazione di sé e degli altri e ci spingono a superare i pregiudizi e a riconoscere il potenziale unico di ogni individuo. Si va quindi oltre l’apparenza e si aprono porte a un mondo di opportunità e inclusione. La disabilità diventa così un trampolino di lancio per la crescita personale e per la costruzione di una società più empatica e rispettosa. Cambiare le menti e aprirle ad abbracciare la diversità non è cosa semplice ma in qualche modo è necessario provarci.
Partendo da questi pensieri, con i nostri ragazzi abbiamo costruito un mondo al rovescio dove la normalità è essere ciechi, la normalità è essere muti, la normalità è essere tutti costretti alla sedia a rotelle e “il diverso” è colui che parla, che vede e che cammina. Per una volta è proprio lui a sentirsi diverso. Abbiamo immaginato un mondo in cui non si comunica parlando ma solo cantando. In un intreccio di canzoni stonate, racconti al contrario e danzatrici in carrozzina si aprono quadri di vita inaspettati, raccontati con rispettosa ironia, si mescolano le abilità di attori, danzatori e narratori che vanno a confondere il pubblico che non riuscirà più a stabilire il limite tra abilità e disabilità. Ed è proprio per il sentimento creato da questa confusione che ci illudiamo di accompagnare i presenti ad una profonda riflessione: la disabilità non deve mai essere vista come un limite, ma come una straordinaria capacità di superare ostacoli e trovare nuove strade”.
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