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07 Gennaio 2026 - 05:11
Le festività natalizie hanno portato una ventata di entusiasmo, ristoranti e alberghi pieni e località turistiche affollate come non si vedeva da anni. Nelle Valli Monregalesi l’afflusso di sciatori, turisti e villeggianti è stato straordinario, in alcuni casi di molto superiore alle previsioni. Una buona notizia per il territorio e per le attività economiche, ma che ha avuto un inevitabile rovescio della medaglia: la gestione dei rifiuti è letteralmente andata in tilt.
Cassonetti pieni, passaggi mancati, sacchi abbandonati a terra, cumuli di spazzatura accatastati accanto alle isole ecologiche. Un quadro che ha scatenato polemiche, proteste e segnalazioni a raffica. I Comuni si sono trovati a fare da parafulmine, bersagliati dalle lamentele dei cittadini e dei villeggianti.
Ma dai sindaci arriva un messaggio chiaro: le responsabilità non sono solo della gestione del servizio, ritenuto inadeguato, bensì anche dei tanti utenti che continuano a non rispettare le regole della raccolta differenziata.
Il focus ora riguarda in particolare Montaldo Mondovì, Pamparato e Roburent, territori turistici che nelle loro frazioni (Sant’Anna Collarea, San Giacomo, Cardini e Serra) hanno registrato presenze record.
Montaldo Mondovì, il sindaco Balbo: «Progetto sbagliato, appalto fallimentare. Ma anche gli utenti devono fare la loro parte»
Il sindaco Giovanni Balbo non usa mezzi termini: «Abbiamo vissuto giorni da incubo». Telefonate, segnalazioni, richieste di intervento senza sosta. L’amministrazione si è attivata quotidianamente con la ditta subappaltatrice Econord, sollecitando passaggi aggiuntivi e pulizie straordinarie. Contestualmente è stata inviata una segnalazione formale anche ad ACEM, indicando “tutte le inadeguatezze del progetto e della gestione del servizio”.
Per Balbo, le criticità sono tre e sono pesanti: un progetto impostato male, un appalto che non funziona e un conferimento erroneo da parte dell’utenza: «Diciamolo chiaramente, molti utenti non fanno la raccolta differenziata. Ho controllato personalmente i bidoni e ho trovato di tutto, senza alcuna distinzione tra plastica, umido, carta o vetro. Non parlo solo dei turisti». Il risultato? Differenziata ferma intorno al 35%, ben lontano dal 70% richiesto per legge, con il concreto rischio di incorrere nell’ecotassa, che andrebbe inevitabilmente a gravare sulle bollette dei cittadini.
La soluzione, secondo Balbo, potrebbe essere una sola: «Passare al porta a porta anche per i Comuni turistici come i nostri e fare fronte comune fra amministrazioni che vivono la stessa situazione».
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Pamparato, il sindaco Borgna: «ACEM va ripensata da cima a fondo»
Durissima anche la posizione del sindaco di Pamparato, Franco Borgna: «Qui non funziona né il progetto né la gestione operativa. L’appalto è squilibrato e così com’è non ha senso».
Borgna ricorda come, prima della nuova organizzazione, i cassonetti fossero protetti nelle casette in legno, curate e integrate nel paesaggio. Ora, sottolinea, «ci siamo trovati costretti a sostituirle con questi “cassonacci” che spesso non vengono neppure svuotati regolarmente».
Il primo cittadino parla senza filtri: «Bisognerebbe rivedere l’ACEM completamente, dal consiglio di amministrazione agli uffici tecnici. Così il servizio non è adeguato ai territori di montagna». In programma ci sono incontri e confronti ma la pazienza sembra agli sgoccioli.
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Roburent, Galliano: «Flussi record ma manca senso civico. Le ditte incaricate devono ascoltare i territori»
A Roburent la situazione è stata analoga. Il sindaco Emiliano Negro parla di criticità strutturali del sistema e di scarso senso civico da parte di una parte degli utenti.
Ad entrare nel dettaglio è il consigliere delegato Wilma Galliano: «Non ricordo un afflusso così da anni. Siamo felicissimi per il turismo e per le attività, ma questo non può trasformarsi in un problema ingestibile».
Galliano riconosce gli sforzi degli operatori, “che hanno lavorato con turni massacranti”, ma evidenzia anche la carenza di mezzi, personale e soprattutto organizzazione, aggravata dalla scarsa conoscenza del territorio da parte della nuova ditta subappaltante.
Il Comune aveva persino chiesto preventivamente più cassonetti nelle stesse postazioni, per evitare cumuli a terra. Una richiesta che, sottolinea, «se ascoltata avrebbe risolto la maggior parte dei problemi».
Poi arriva il monito agli utenti: «Troppa poca gente differenzia. Nei sacchi si trova di tutto, dalla plastica alla carta, con vetro e umido mescolati insieme. E spesso vengono abbandonati persino frigoriferi e stufe, quando basterebbe chiamare il servizio gratuito di raccolta ingombranti».
Per Galliano, il 2026 dovrà partire da un impegno condiviso: «Ognuno deve fare meglio la propria parte».
Il messaggio che arriva dalle tre amministrazioni è quindi netto: il sistema attuale di raccolta non funziona, ma non può essere solo un capro espiatorio. Perché, dicono i sindaci, se i cassonetti contenessero davvero rifiuti differenziati correttamente, i volumi si ridurrebbero drasticamente e il servizio sarebbe più sostenibile.
Invece, oggi, ci si trova davanti a cassonetti inadeguati, passaggi insufficienti ma anche troppe persone che ignorano le regole basilari della raccolta differenziata, con un rischio concreto: bollette più care per tutti e danni ambientali evidenti.
Per tutti serve un cambio di passo. Subito. Sia nella progettazione del servizio che nella coscienza collettiva. Perché, come ricordano i primi cittadini, la montagna può accogliere tutti ma solo se tutti rispettano la montagna.
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