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15 Gennaio 2026 - 09:16
Stasera si recita a soggetto? No, in scena c'è Pirandello o, almeno, dovrebbe esserci.
Perché sul palco del teatro "Baretti" di Mondovì si vede invece un regista confuso, in mezzo a una scenografia in preparazione, insieme ad un esuberante elettricista.
Un contesto che oscilla tra l'ironia sugli addetti ai lavori (alla "Boris" per intenderci) e il gioco ironico a partire dai grandi testi della tradizione. Il terzo spettacolo della stagione teatrale di Mondovì, organizzata dal Comune con Fondazione "Piemonte dal Vivo", "Pirandello Pulp (Maurizio VI)" è una produzione che che unisce un team creativo straordinario: oltre al drammaturgo Edoardo Erba, noto autore della scena teatrale italiana, la regia è affidata a Gioele Dix, attore, popolare comico televisivo e regista di lunga esperienza, mentre i due protagonisti sono Massimo Dapporto e Fabio Troiano. Entrambi interpreti di lunga esperienza, volti noti di cinema e televisione, Dapporto e Troiano incarnano rispettivamente il regista artistoide e un elettricista un po' digiuno dalla letteratura e dal teatro, gravemente affetto da vertigini, ma fantasioso.
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Il testo che sta sullo sfondo di tutto il lungo "duello" dei protagonisti è "Il gioco delle parti", pièce in cui Pirandello esplora i temi del comico e del grottesco, divertendosi a dileggiare la morale borghese. Così come lo scrittore siciliano, premio Nobel, appare dietro alla porta che si apre sul fondale della scena, come a "sbirciare" divertito e un po' preoccupato quanto vi accade. Il regista/Dapporto inizialmente infatti cerca l'idea per una rappresentazione molto classica, malsopportando la greve presenza del tecnico, salvo poi farsi trascinare in un violento "cannoneggiamento" della commedia, che cambia ambientazione, viene mutilata nel testo, tutto in nome dell'audacia artistica. In questo è possibile rintracciare anche un eco della polemica che attraversa spesso il mondo del teatro, anche se più violentemente sul versante dell'opera in musica.
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Non svelo di più sulla trama, gustosa nello svelarsi da sé, il testo di Erba si iscrive, un po' come già quello portato in scena da Francesco Montanari poche settimane fa, nel filone del teatro che racconta il teatro, dalla rilettura del "grande classico" alla parodia dello stesso mondo della scena. E in effetti il personaggio di Massimo Dapporto sembra caricaturare la tradizione del "grande regista" italiano, da Strehler a Ronconi, con il suo intellettualismo, il suo estetismo e un certo qual snobismo. Il testo è disseminato anche di citazioni ed omaggi, gustosi da andare ad individuare, su tutti lo scoperto omaggio a Vittorio Gassman, citato più volte come "Vittorio" in scena, o reference a classici del teatro (ad esempio, si cita la scena finale della Cavalleria Rusticana). Del resto Erba ama molto giocare con il metateatro: nella scorsa stagione aveva fatto tappa al Baretti "Strappo alla Regola", sempre di Erba, dove tutto era giocato su una contaminazione tra teatro e cinema.
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In questo caso, lo spettatore scopre il testo pirandelliano specchiato nel gioco ironico dei protagonisti, un "gioco delle parti" anch'esso in cui l'elettricista diventa regista e l'altro il suo lacchè, verso un convulso finale che svela che in scena c'è molto più "pirandellismo" di quanto non apparisse nelle prime battute.
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Applauditissimi, al termine, i due interpreti: il pubblico monregalese ha risposto con calore alla performance dei due attori. Troiano confeziona un irriverente personaggio, spesso in balia degli eventi, mentre Dapporto assolve al difficile compito di mantenere la credibilità del suo regista pur muovendosi spesso lungo i margini del farsesco, caricaturando toni e modi alla ricerca di un effetto comico che non scavalli mai verso il ridicolo.
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