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11 Gennaio 2026 - 09:03
La manovra finanziaria porta con sé qualche segnale positivo, ma per l’edilizia artigiana piemontese il bilancio resta carico di ombre. È la posizione espressa da Confartigianato Imprese Piemonte, che vede nelle nuove misure criticità concrete soprattutto sul fronte delle ristrutturazioni, in un comparto che in regione pesa in modo decisivo: al 30 settembre 2025 le imprese artigiane delle costruzioni registrate in Piemonte sono 48.426, pari al 42,7% del totale dell’artigianato.
Tra i punti più discussi ci sono le detrazioni IRPEF per l’edilizia: la manovra prevede il 50% per le spese sull’abitazione principale e il 36% per gli altri immobili. Percentuali che, però, secondo quanto indicato, sono destinate a scendere ulteriormente nel 2027 fino al 36% e 30%. Un orizzonte che preoccupa, anche perché coincide con l’avvicinarsi del recepimento della normativa europea “green” sull’efficienza energetica, che richiederà agli edifici di raggiungere almeno la classe energetica D.
«Con percentuali così basse – avverte Enzo Tanino, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte Costruzioni – il mercato delle ristrutturazioni rischia una frenata significativa proprio quando famiglie e imprese saranno chiamate a investire per adeguare gli immobili agli standard ambientali europei».
Un altro nodo riguarda l’ipotesi di un prezziario nazionale per gli appalti pubblici. Per Tanino, il problema non è solo l’impostazione, ma soprattutto come si incastrerà con i prezzari regionali e quando entrerà davvero a regime: tutto dipenderà da un decreto attuativo che, ad oggi, viene indicato come elemento di incertezza su tempi e applicazione.
Sotto osservazione anche il Piano Casa: le risorse previste – 100 milioni per il 2026 e 100 milioni per il 2027 – risultano ridimensionate rispetto alle stime iniziali che parlavano di 300 milioni. Secondo Confartigianato, il punto decisivo sarà capire se davvero si riusciranno a integrare i fondi con risorse europee nel biennio 2026-2027, trasformando l’annuncio in interventi effettivi.
«Non si può continuare a togliere opportunità di lavoro agli artigiani – sottolinea Tanino –: se si riducono gli incentivi alle ristrutturazioni, non va dimenticato che negli anni sono aumentati i vincoli sul consumo di suolo e sulla costruzione di nuovi edifici».
Sul quadro generale interviene anche Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, che parla di una manovra con «qualche luce e molte ombre». Tra gli aspetti valutati positivamente: l’eliminazione dei limiti alla compensazione dei debiti previdenziali e contributivi con i crediti fiscali, la correzione di una norma che avrebbe penalizzato i contratti collettivi dell’artigianato, il rifinanziamento della Nuova Sabatini a sostegno degli investimenti delle micro e piccole imprese, la rimodulazione delle aliquote IRPEF e misure per il manifatturiero.
Netta, invece, la bocciatura su due punti: l’introduzione di una ritenuta d’acconto nelle transazioni tra imprese e l’aumento delle accise sul gasolio. Misure che, secondo Felici, vanno «nella direzione opposta» rispetto al sostegno alla liquidità e alla riduzione dei costi di produzione, con il rischio di alimentare una pressione fiscale che le imprese conoscono già fin troppo bene.
Il messaggio, in sintesi, è chiaro: bene gli aggiustamenti utili, ma senza certezze su incentivi, appalti e Piano Casa, per l’edilizia artigiana piemontese la manovra rischia di trasformarsi in un freno, proprio quando servirebbe spinta e continuità.
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