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12 Gennaio 2026 - 11:26
Foto didascalica creata utilizzando il supporto dell'AI
Il 2026 si apre con una salita ripida per l’autotrasporto piemontese. E non è una metafora. Tra pedaggi autostradali in aumento, carburanti sempre più cari e una viabilità rallentata da cantieri e code croniche, il settore si trova stretto in una morsa che rischia di diventare insostenibile.
A lanciare l’allarme è Confartigianato Imprese Piemonte, che parla apertamente di comparto “in ginocchio”.
I rincari per le Autostrade interessano la Asti- Cuneo, che recentemente ha ultimato l’ultimo tratto dopo una lunga attesa, la Torino Bardonecchia, la A4 (Torino -Milano) e la A6 (Torino-Savona). In queste tratte l’aumento è dell’1,5%.
Ma a salire è anche il costo del carburante. Dal 1° gennaio, infatti, è scattato il riallineamento delle accise, con un aumento della tassazione pari a 4,05 centesimi di euro al litro per i diesel e, considerata anche l’Iva, l’impatto complessivo è di circa 5 centesimi al litro.
«Un esempio? – spiegano da Confartigianato –. Da inizio anno un pieno di 50 litri aumenta di circa 2 euro e 47 centesimi. Ipotizzando due rifornimenti al mese, si superano i 59 euro per ogni auto diesel. Considerato anche il precedente aumento scattato nella primavera del 2025, il rincaro complessivo supera gli 80 euro l’anno. In compenso il taglio delle accise sulla benzina, previsto dalla manovra, è rimasto solo teorico: il calo è stato contenuto, quasi impercettibile».

A tutto questo si aggiungono gli atavici problemi che devono affrontare gli autotrasportatori del Piemonte che imboccano l’autostrada per consegnare le merci in Liguria: code infinite, cantieri perenni, viabilità a singhiozzo e rallentamenti.
«L’aumento delle tariffe va ad incidere pesantemente sull’autotrasporto, già in difficoltà per i costi di esercizio elevati, le tariffe che non arginano gli oneri delle imprese, il costo del lavoro in aumento e la concorrenza di vettori esteri – commenta Giovanni Rosso, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte Trasporti –. Inoltre, i rincari non tengono conto dell’andamento del mercato e della situazione di crisi economica che le imprese stanno attraversando. Questo è l’ennesimo duro colpo per il comparto che ha subito un ridimensionamento del volume d’affari a causa della crisi generalizzata e che sta patendo per la riduzione delle imprese di trasporto locali. Una situazione che mette a rischio le 5.511 imprese artigiane del trasporto del Piemonte, insieme agli oltre 10mila addetti».

«Se il buon anno si vede dall’inizio, allora il 2026 si annuncia tutto in salita, a causa di una serie di rincari che vanno dall’aumento del costo dei carburanti ai ‘ritocchi’ delle tariffe autostradali – commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. Un ennesimo duro colpo per imprese e famiglie, che si aggiunge al rincaro delle altre voci, quali energia, materie prime e beni del carrello della spesa. Nutrivamo aspettative ben diverse da un Governo che si è sempre proclamato vicino alle imprese. Ma vicino come? A parole, soprattutto in campagna elettorale. Quante volte abbiamo ascoltato promesse sulle ‘accise’ e sul ‘caro autostrade’? Non ci interessano le pacche sulle spalle e neppure ascoltare analisi teoriche sui problemi delle Pmi, quello che ci interessa è veder adottare misure concrete, che possano davvero aiutare le piccole e microimprese a “tenere botta” a congiunture negative».
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