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23 Gennaio 2026 - 08:37
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È tempo di un nuovo “Patto Sociale per il Piemonte”. A lanciare l’appello è Luca Caretti, segretario generale della Cisl regionale, che chiede alla Regione di costituire un tavolo permanente sulla crescita e lo sviluppo che coinvolga istituzioni, imprese e sindacati.
“Questo territorio – dichiara il segretario generale della Cisl Piemonte, Luca Caretti – ha forti criticità ma anche potenzialità che rimandano a scenari positivi: serve mettersi tutti attorno a un tavolo per individuare una ricetta che permetta al Piemonte di tornare a parlare di crescita e di sviluppo. Ad oggi non c’è un luogo condiviso dove parlare e sviluppare strategie comuni ed è arrivato il tempo per andare in una nuova direzione”.
Il cuore della proposta Cisl sta nel puntare sul terziario avanzato a valore aggiunto come volano di sviluppo: infrastrutture, energia, piano sociosanitario, ammortizzatori sociali e formazione.
“L’idea è di mettere in pista un Patto tra istituzioni, imprese e sindacati – prendendo spunto anche dal Patto per lo sviluppo siglato in Piemonte nel 2009, quando in regione amministrava il centrodestra e a Roma c’era invece un governo di centrosinistra. Tra gli strumenti proposti dalla Cisl ci sono le Zone logistiche semplificate (Zls), che secondo Caretti “possono dare vantaggi significativi dal punto di vista del credito d’imposta e dei tempi autorizzativi accelerati, a patto però che in questo contesto rientri l’intera provincia di Torino. In questa ottica le Zls sarebbero più utili della Zes (Zona economica speciale) per sostenere le ricadute economiche derivanti dal processo di infrastrutturazione in corso”.
“Dobbiamo difendere l’automotive e l’acciaio – ribadisce il segretario regionale Cisl – ma serve qualcosa in più della Fiat 500 ibrida per garantire un minimo di prospettiva. Serve tornare a produrre occupazione stabile”.
Caretti indica nell’aerospazio, nell’agroalimentare e nel settore dei microchip possibili ambiti di sviluppo futuro, chiedendo però chiarezza su ricadute reali e impatto: “Non possiamo aspettare che si prendano le decisioni, le partite vanno giocate prima. Il Piemonte, che ha segnato la storia industriale italiana, non può diventare un territorio de-industrializzato. Per questo serve una politica industriale regionale che non lasci indietro nessuno e che investe sulle vocazioni territoriali e sulla formazione”.
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