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Imprese piemontesi, torna il segno più: nel 2025 più aperture che chiusure

Dopo il calo del 2024, il tessuto produttivo rialza la testa: +1.234 aziende e crescita dello 0,29%. Torino e Novara trainano, Cuneo in lieve aumento

Imprese piemontesi, torna il segno più: nel 2025 più aperture che chiusure

Dopo la frenata del 2024, il sistema imprenditoriale piemontese torna, seppur con cautela, in territorio positivo. Nel 2025 le nuove iscrizioni (22.782) hanno superato le cessazioni (21.548), determinando un saldo attivo di 1.234 imprese e un tasso di crescita dello 0,29%. Un’inversione di tendenza rispetto all’anno precedente, quando il bilancio era stato negativo.

Secondo i dati del Registro imprese elaborati da Unioncamere Piemonte, il risultato conferma una timida ripresa, pur restando al di sotto della media nazionale, che nel 2025 segna un +0,96%.

 

Torino e Novara trainano, Cuneo tiene

 

Sul fronte territoriale, la crescita è stata sostenuta soprattutto dalle province di Novara (+0,66%) e Torino (+0,60%), che hanno dato il contributo più consistente al risultato regionale.

Anche Cuneo chiude l’anno con un dato positivo, seppur contenuto: +0,11%. Un segnale di tenuta in un contesto complesso, che testimonia una certa capacità di resilienza del tessuto produttivo della Granda, chiamato però a confrontarsi con dinamiche settoriali difficili, in particolare in agricoltura e commercio.

 

Meno chiusure, ma anche meno nuove imprese

 

Nel dettaglio, le nuove imprese sono state leggermente inferiori rispetto al 2024 (-0,5%), mentre il vero fattore che ha permesso il ritorno al segno più è stato il forte calo delle cessazioni (-7,4%). Un dato che suggerisce una maggiore stabilità delle aziende già attive, più che una forte spinta alla nascita di nuove realtà.

A fine 2025, il Piemonte conta complessivamente 417.011 imprese, mantenendo la settima posizione a livello nazionale e rappresentando il 7,1% del totale italiano.

 

Sempre più società di capitale

 

Uno dei trend strutturali più evidenti riguarda la crescita delle società di capitale, che continuano a espandersi con un +3,53%, confermando la tendenza verso modelli imprenditoriali più strutturati e patrimonializzati.

Al contrario, risultano in calo:

  • Società di persone (-1,35%)

  • Imprese individuali (-0,39%)

  • Altre forme giuridiche (-0,24%)

Oggi le oltre 94mila società di capitale rappresentano il 22,6% dello stock regionale, contro il 16,3% di dieci anni fa.

 

Servizi e turismo sostengono la crescita

 

A livello settoriale, il risultato positivo è stato sostenuto in particolare da:

  • Altri servizi (+1,96%)

  • Turismo (+0,54%)

  • Costruzioni (+0,23%)

 

In difficoltà invece:

  • Industria (-0,89%)

  • Commercio (-1,13%)

  • Agricoltura (-2,11%)

Un quadro che conferma una trasformazione strutturale dell’economia regionale, sempre più orientata ai servizi, mentre i settori tradizionali faticano.

 

Ripresa fragile, ma segnale incoraggiante

 

Il ritorno al segno più non cancella le criticità, ma rappresenta un segnale incoraggiante. Come sottolineato dal presidente di Unioncamere Piemonte Gian Paolo Coscia, la resilienza del sistema produttivo c’è, ma resta fondamentale sostenere i territori in sofferenza e rafforzare le politiche di sviluppo per trasformare questa debole crescita in uno sviluppo più solido e duraturo.

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