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Traffico verso le stazioni sciistiche. Prosegue il dibattito: «Asfaltare la strada del Prel? Sarebbe un errore»

Dopo la proposta di recuperare l'idea di asfaltare la strada dal Prel da parte di Alberto Liprandi, intervento del frabosano Giovanni Caivano che ribalta il punto di vista: meno strade, più trasporto a fune

Traffico verso le stazioni sciistiche. Prosegue il dibattito: «La strada del Prel? Un errore storico»

Prosegue il dibattito scaturito dalle difficoltà emerse in seguito all’ondata di traffico verso le stazioni sciistiche, e in particolare Prato Nevoso. La scorsa settimana abbiamo dato conto della lettera di Alberto Liprandi, imprenditore di Frabosa Soprana che ci ha scritto per ricordare la petizione promossa dal padre Bruno, quarant’anni orsono, proponendo il recupero della strada sterrata comunale che conduce dal Prel a Frabosa Soprana e creare una sorta di anello che vada a scaricare parzialmente il traffico dalla strada in ingresso da Miroglio. Replica questa settimana un’ulteriore lettera, firmata dal frabosano Giovanni Caivano, in disaccordo con la posizione di Liprandi, e che definisce la soluzione prospettata «Un errore storico».

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Non servono nuove strade, serve visione: perché la "Soluzione Prel" è un errore storico

Con riferimento alla lettera pubblicata sull’ultimo numero del giornale, del sig. Alberto Liprandi in merito alla riapertura della strada del Prel come "soluzione" al traffico del Mondolèski, corre l'obbligo di fare una riflessione che vada oltre l'emergenza di un weekend di code. Proporre oggi una ricetta di quarant’anni fa significa ignorare i mutamenti climatici, economici e ambientali che hanno stravolto il concetto stesso di montagna.


Un patrimonio naturale da non svendere

La carrareccia del Prel attraversa oggi paesaggi di rara bellezza, un capitale naturale che è la vera risorsa per il futuro dell'outdoor. In un’epoca in cui il "modello sci" è messo a dura prova da inverni sempre più caldi, devastare questi pendii per farvi scorrere l'asfalto e i gas di scarico è una scelta inconcepibile. La montagna  deve offrire silenzio e bellezza, non diventare un duplicato della tangenziale di Torino.

La crisi del sistema neve e il peso sulle casse pubbliche


Dobbiamo essere onesti: la sostenibilità degli impianti a bassa quota, come quelli di Frabosa, è oggi estremamente critica. La carenza costante di neve naturale costringe l'Amministrazione Comunale ad un gravosissimo impegno economico per risanare
costantemente i bilanci della Frabosa Ski Spa di cui il Comune è socio di maggioranza. In questo scenario, investire altre ingenti risorse pubbliche in una strada che favorirebbe solo ulteriori appetiti edilizi (il rischio di una nuova cementificazione lungo il tracciato è concreto) sarebbe un azzardo finanziario e ambientale.

Il paradosso storico: la lezione della Malanotte


Il sig. Liprandi parla di soluzioni passate, ma dimentica la vera occasione perduta. Negli anni '70, Frabosa vantava la cabinovia Mongrosso-Malanotte, un gioiello di tecnologia, ai tempi, il primo ed unico impianto ad “ammorsamento automatico” del Piemonte. In quegl’anni, prima che il versante di Prato Nevoso del Malanotte venisse anch’esso saturato dal cemento, sarebbe stato possibile creare agevolmente un collegamento verso il Colle del Prel con relativa pista di discesa con un impatto ambientale minimo e costi estremamente contenuti. La mancanza di lungimiranza di allora ha invece portato al totale
l'abbandono della cabinovia Mongrosso-Malanotte che è stata, per anni, oggetto di ripetuti e vergognosi atti di vandalismo che ne hanno reso impossibile il suo recupero e costretto poi all’attuale soluzione delle tre seggiovie. Tale soluzione, resa comunque possibile grazie al grande impegno profuso nel reperire i fondi necessari dall’allora Sindaco Guido Caramello, evidenzia comunque ed innegabilmente, anno dopo anno, la propria criticità a causa della bassa quota ed alla cronica e costante carenza di neve, sia naturale che programmata, nella parte bassa dell’area sciabile.


La vera soluzione: l'arroccamento, non l'asfalto

Invece di deturpare il paesaggio e creare dissesto idrogeologico con una strada costosa e inutile (che attirerebbe solo più auto, secondo il principio della domanda indotta), la vera sfida è il trasporto a fune. Bisogna avere il coraggio di investire in moderni impianti di arroccamento che portino sciatori e pedoni rapidamente in quota. Questo vale sia per Frabosa che per il versante di Rastello verso il Pian della Tura, le due principali alternative porte di accesso al comprensorio del Mondoleski. Spostare il flusso di persone con impianti moderni e silenziosi permetterebbe di:

  • Decongestionare realmente le stazioni in quota (Artesina e Prato Nevoso).
  • Limitare il traffico veicolare sulle strade di accesso, riducendo inquinamento e pericoli.
  • Garantire una migliore fruibilità del comprensorio anche in estate per l'outdoor, senza ferire la montagna.

La montagna si salva togliendo le auto, non portandole più in alto. Non ripetiamo gli errori di visione del passato: il futuro del Mondolèski non passa per il catrame del Prel o di altre strade, ma per una mobilità pulita e d'avanguardia.

Giovanni Caivano

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