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Carlo e "Leo", ammazzati dai nazifascisti: i loro nomi incisi sulle pietre

Mondovì celebra la Giornata della memoria con due targhette commemorative

Carlo e "Leo", uccisi perché hanno combattuto per la Libertà

Carlo Cappelletti e Michele "Leo" Tabor, uccisi perché hanno combattuto per la Libertà. Mondovì ha celebrato la Giornata della memoria con due targhette commemorative per due concittadini vittima della violenza nazifascista. Sono state scoperte oggi, martedì 27 gennaio.

Alla cerimonia, organizzata dal Comune, hanno partecipato non solo numerosi rappresentanti delle Forze dell'ordine, delle Associazioni d'arma e del mondo del Volontariato, ma soprattutto le Scuole: i due Istituti comprensivi della città, il Mondovì  2 con la dirigente Vilma Peirone (Istituto che nel 2018 propose per la prima volta l'uso delle "pietre di inciampo" e che ha svolto le ricerche storiche sui nomi), e il Mondovì 1 con la dirigente Olga bertolino (istituto che ha dedicato un momento molto toccante con musica e la semina di un vasetto di fiori crocus a fianco al monumento alla Shoah), l'Istituto paritario "Archè" e l'IIS Alberghiero.

Il sindaco Luca Robaldo ha ricordato il difficile lavoro di ricostruzione storica sui nomi dei due cittadini, spesso complicato dalla difficoltà di reperire i dettagli anagrafici e sulla zona di residenza.

Chi  erano Carlo Cappelletti e Michele Tabor?

Carlo Cappelletti: militare nato a Bolzano il 18/07/1917 e morto a Cefalonia (Grecia) il 20/09/1943. Nel secondo conflitto mondiale fu inquadrato con il grado di Sergente Maggiore nella Divisione di Fanteria “Aqui”: fu uno dei martiri dell'eccidio di Cefalonia, crimine di guerra compiuto da reparti dell'esercito tedesco a danno dei soldati italiani presenti sulle isole di Cefalonia e Corfù alla data dell'8 settembre 1943, giorno in cui fu annunciato l'armistizio di Cassibile che sanciva la cessazione delle ostilità tra l’Italia e gli anglo americani.
La guarnigione italiana di stanza nell'isola greca si oppose al tentativo tedesco di disarmo, combattendo sul campo per vari giorni con pesanti perdite, fino alla resa incondizionata alla quale fecero seguito massacri e rappresaglie, nonostante la cessazione di ogni resistenza. I superstiti furono quasi tutti deportati verso il continente su navi che finirono su mine subacquee o furono silurate con gravissime perdite umane. Una parte della storiografia nazionale del dopoguerra considera Cefalonia come l'inizio della lotta di resistenza armata italiana all'occupazione nazifascista, proseguita nei Balcani dalla divisione Garibaldi e poi diffusasi in tutta Italia.

Michele Tabor: deportato politico Nato a Mondovì il 1º settembre 1886 si trasferì a Torino, nella borgata popolare di Lesna e svolse la professione di operaio fonditore presso le Ferriere Fiat. Dopo l'armistizio dell'8 settembre divenne membro della 7ª brigata SAP (Squadra Azione Patriottica) De Angeli con il nome di battaglia "Leo".
Ebbe un ruolo di primo piano negli scioperi torinesi del marzo 1944, e per questo fu arrestato in una retata a Torino il 4 marzo e deportato a Mauthausen l'11 marzo 1944. Venne classificato nella categoria "prigioniero per motivi politici". Trasferito nei sottocampi di Gusen e di Ebensee morì a Ebensee (sottocampo del campo di concentramento di Mauthausen) il 27 giugno 1944. Una lapide aziendale, un tempo posta presso le Ferriere Fiat dì Torino, ora conservata presso il museo diffuso della Resistenza di Torino ricorda il suo contributo offerto alla lotta al nazi-fascismo. Una pietra d'inciampo è stata collocata nel gennaio 2016 dal Comune di Torino a ricordo del suo attivo supporto alla Resistenza.



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