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Servizio OSS passa in mano ad AMOS: «E così la Regione dà la sanità in mano ai privati»

Giulia Marro attacca Riboldi e solleva il caso, che comincia proprio da Mondovì

Servizio OSS passa in mano ad AMOS: «E così la Regione vende la sanità ai privati»

Da domani, 29 gennaio, Azienda Zero entra nel capitale di AMOS: «E dal 1 febbraio il servizio OSS del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Mondovì va in mano ai privati»: così Giulia Marro, consigliere regionale AVS, attacca la Regione e l'assessore Riboldi.

«L’ingresso di Azienda Zero nel capitale di AMOS, previsto per il 29 gennaio 2026, rappresenta un passaggio delicato e potenzialmente dirompente per la sanità piemontese - scrive la Marro -.  Dalle parole delle lavoratrici e dei lavoratori emerge con forza il timore che si stia andando verso una sanità solo formalmente pubblica, ma sempre più privatizzata nelle condizioni di lavoro, nelle tutele e nei contratti».

 

Queste preoccupazioni trovano un riscontro concreto nel caso di Mondovì: «In Commissione Sanità, il 31 marzo, l’assessore Riboldi aveva rassicurato che l’ingresso di Azienda Zero in AMOS non avrebbe comportato peggioramenti contrattuali, né sostituzioni di personale pubblico, e che i risparmi sarebbero derivati solo dal superamento di appalti privati per servizi non sanitari. Oggi, però, la risposta a un question time restituisce un quadro diverso. Nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Mondovì era inizialmente previsto l’inserimento di nuovi operatori socio-sanitari tramite concorso pubblico indetto da Azienda Zero, in coerenza con quanto dichiarato e con gli accordi sindacali. Questo percorso è stato invece interrotto e il servizio OSS verrà affidato ad AMOS a partire dal 1° febbraio 2026, senza un preventivo coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Non si tratta quindi di una riorganizzazione neutra, ma della sostituzione di personale con contratto pubblico con lavoratori di una società esterna al SSR, seppur in house, smentendo di fatto le rassicurazioni fornite in Commissione».

«Non solo - continua la consigliera AVS -: sembrerebbe che in realtà quel reparto non era così sotto organico: sono curiosa di sapere quanto personale AMOS verrà coinvolto nel servizio, e se i numeri saranno davvero superiori a quelli che sono stati rimpiazzati. Nel frattempo, l’equipe di OSS che si era formata e specializzata nel tempo, anche investendo risorse personali, è stata sparpagliata sul territorio e su altri servizi anche non ospedalieri».

Chi è AMOS? È una multiservizi privata che svolge servizi per ospedali e strutture sanitarie, come ristorazione, sorveglianza, trasporto, ma anche "supporto al personale". Il punto è prima di tutto, dunque, contrattuale: passare dal contratto ASL, pubblico, a quello privato, che cosa comporta? La preoccupazione, palpabile in molti lavoratori ed evidenziata dalle parole della Marro, è quella di una gestione che sia mirata non al servizio ma al profitto. Manageriale.

Marro: «AMOS, pur operando in ambiti cruciali come il NUE 112, la continuità assistenziale, la logistica e i servizi di supporto al sistema sanitario, applica contratti multiservizi con salari bassi, alta flessibilità e minori garanzie, ed è attualmente oggetto di accertamenti ispettivi proprio per l’uso di questi contratti. Il rischio denunciato è che la logica del risparmio e della “managerializzazione” prevalga su qualità del lavoro, sicurezza dei servizi e diritti, con conseguenze dirette sia sui lavoratori sia sui cittadini. AMOS  applica contratti multiservizi con salari bassi, alta flessibilità e minori garanzie, ed è attualmente oggetto di accertamenti ispettivi proprio per l’uso di questi contratti. Il rischio denunciato è che la logica del risparmio e della “managerializzazione” prevalga su qualità del lavoro, sicurezza dei servizi e diritti, con conseguenze dirette sia sui lavoratori sia sui cittadini.  Chi garantisce che questa soluzione sia davvero temporanea? Chi garantisce che il personale AMOS non resti stabilmente nei reparti? Chi garantisce che questo modello non venga esteso ad altri servizi e ad altri territori? Dire che è una scelta transitoria non basta. Servono garanzie politiche chiare. Trattandosi di una società interamente pubblica e in house, le scelte di AMOS ricadono sotto la responsabilità politica e amministrativa della Regione Piemonte.  Per questo ho chiesto nuovamente la convocazione della IV Commissione, con la presenza di AMOS e delle organizzazioni sindacali, per discutere apertamente delle condizioni di lavoro del personale dopo l’ingresso di Azienda Zero in AMOS, come avevamo già fatto in Commissione Sanità il 31 marzo insieme agli altri gruppi di opposizione».

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