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02 Febbraio 2026 - 14:02
Pierluigi Tomatis e Giorgio Pellegrino in due spezzoni del film. Nel riquadro il regista Remo Schellino
Venerdì sera ho avuto la fortuna di trovare in extremis un posto a sedere nel gremito teatro fratelli Vacchetti di Carrù, per assistere alla prima proiezione del film-documentario "Quando la Memoria si fa sentiero" di Remo Schellino. Non a caso ho deciso di scrivere la parola Memoria con la “M” maiuscola, perché questa pellicola, che unisce riprese dell’oggi a film degli anni ’90 e del 1958 di Michelotti, è un vero e proprio repertorio d’archivio che permette di conservare i ricordi e rendere tangibile la nostra storia passata anche ai ragazzi delle nuove generazioni che, come me, non possono forse neanche immaginare cosa volesse dire vivere in quel periodo storico. Come ha detto giustamente il regista Remo Schellino prima dell’inizio del film-documentario, «il testimone non è un classico attore, ma è colui che racconta la sua storia».

"Quando la Memoria si fa sentiero", infatti, è un grande raccoglitore di pensieri e di ricordi che ha ridato parola a volti amati e figure storiche della realtà carrucese. E poi c’è Pier Luigi Tomatis. Uomo di una cultura, intelligenza e memoria sensazionali. Superati i 90 anni, Pier Luigi rimane per Carrù un simbolo e un punto di riferimento, nonché un testimone vivente di un’altra epoca che, anche durante il film-documentario, ricorda con affetto e nostalgia.

«Notavo in queste interviste a questi personaggi quanta serenità, quanta pacatezza trasmettevano; avrete notato come raccontavano le cose con delizia, in un modo che oggi non sappiamo più fare. Io direi che bisognerebbe trarre da questo documentario la tranquillità che nelle società di oggi è andata perduta, la capacità di fermarsi, di ascoltare, di raccontare il tempo senza l’ansia di consumarlo».
La “tranquillità” di cui parla Pier Luigi Tomatis, in un intervento alla fine del film-documentario, è un chiaro riferimento alla vita di quel periodo: nonostante le difficoltà quotidiane, le ristrettezze e l’assenza delle comodità che oggi diamo per scontate, le persone sapevano vivere con calma, godendo dei piccoli gesti, delle relazioni autentiche e del tempo condiviso.
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Il film-documentario di Remo Schellino è un vero e proprio reperto d’archivio, al pari delle carte che, nei prossimi decenni, saranno fondamentali perché permetteranno di rimettere insieme i pezzi e continuare ad avere memoria di chi eravamo.
È stato necessario organizzare altre due proiezioni a causa della grande richiesta, sempre al "Vacchetti": venerdì 6 febbraio (sold-out) e venerdì 20 febbraio alle 20.45. Si può prenotare il proprio posto contattando il 338 7288283. Insomma la memoria, a Carrù, continua a fare sentiero.
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