ultime notizie
02 Febbraio 2026 - 14:39
Nella foto Lore e Anneliese
Tra le tante, difficili, lezioni che ci ha lasciato il Novecento sicuramente c’è anche quella di ritrovare la dimensione dell'individuo dopo l’ubriacatura del totalitarismo di massa.
Negli anni torbidi che hanno seguito la prima guerra mondiale (con l’ascesa delle dittature, le leggi razziali, la seconda guerra mondiale e quello che ne è derivato) le grandi decisioni dei leader, che hanno riguardato spesso dei gruppi indistinti di persone, hanno generato nella contemporaneità una vera pioggia di storie.
È una delle cose che impressionano di più, a ormai quasi cento anni di distanza e nonostante il diradarsi dei testimoni, è scoprire continuamente nuove incredibili vicende, nuovi personaggi, la cui traiettoria di vita è stata bruscamente deviata, se non proprio interrotta, dalla tragedia dell’Olocausto e della guerra, con un ventaglio di conseguenze a catena sulla rete di relazioni familiari.

Foto di famiglia in occasione di un matrimonio. La bambina al centro è Lore Lindner.
Chi è sopravvissuto spesso non parlava volentieri. Non aveva fatto eccezione Lore Lindner, berlinese, classe 1914, figlia del console generale di Germania a Genova, Ludwig. L’ascesa al potere di Hitler, le leggi razziali e gli avvenimenti degli anni dal ‘33 in poi la mettono in pericolo e spezzano importanti legami. Lei, rimasta in Italia, sopravvive, ma la nonna Lina e la cugina Anneliese, tornate a Monaco, vengono deportate e verranno inghiottite nell’orrore dei campi di concentramento.
A più di novant’anni, dopo un lungo doloroso riserbo, Lore ha deciso di passare il testimone. Si è messa pazientemente al computer ed ha trascritto, parola per parola, un patrimonio che ha custodito per più di sessant’anni: centinaia di lettere, in cui Lina e Anneliese hanno raccontato le loro condizioni di vita, il progredire della cappa mortifera che si stringeva progressivamente intorno a loro, fino al tragico epilogo. Lettere scritte con una grafia desueta, oggi incomprensibile. Terminato questo certosino lavoro di salvataggio della memoria, ha consegnato il tutto alla figlia Mara Fazio.

Lina e Anneliese in visita ai Lindner a Genova nel 1932.
A sua volta, Mara, storica del teatro e dello spettacolo contemporaneo (ex docente all’Università de “La Sapienza” a Roma) ha completato il lavoro corredando le fonti di una necessaria contestualizzazione. Il risultato di tutto è oggi in libreria, con il titolo “Dal giardino all’inferno - Lettere di una nonna ebrea dalla Germania”, edito da Bollati Boringhieri. Offre uno sguardo domestico, quotidiano, in presa diretta, sulla vita quotidiana di due donne ebree nella Germania di Hitler.
Il libro è stato presentato a Mondovì, presso l’Istituto Archè, dove l’autrice ha dialogato con il presidente dell’Anpi locale, Stefano Casarino.
«Sapevo di questa storia – ci racconta la professoressa Fazio –: mia madre ne parlava poco e malvolentieri, ma non ci aveva nascosto nulla. Ricevere queste lettere però ha significato scoprire e rivivere questa storia che è parte delle mie radici con particolare forza e intensità». Entrando in possesso di questi documenti, Mara Fazio decide di tornare a Monaco di Baviera per ritrovare i luoghi descritti in queste missive, fare delle ricerche d'archivio, restaurare la tomba di famiglia. Sceglie, inoltre, di donare alcuni originali alla locale Biblioteca. Viene così organizzata una cerimonia, nel corso della quale l’Amministrazione comunale di Monaco posa una stele davanti a una delle case abitate da Lina e Anneliese nel corso del loro peregrinare.

Lavorando a questo libro mi sono sentita familiare con queste persone che non ci sono più ma parlano molto e parlano al cuore, ancora, dopo tutti questi anni
Mara Fazio
Era il 2019. Emerge, dal confronto con uno storico, l’importanza documentale delle lettere. Mara viene esortata a pubblicare quel materiale: in Germania sono pochissimi documenti così personali e dettagliati ad essere sopravvissuti.
Così Mara vi mette mano con un colossale lavoro di contestualizzazione, che aiuta i lettori a leggere tra le righe. «In queste lettere si allude ai fatti storici – ci spiega –. Non viene scritto mai esplicitamente alcun riferimento a eventi o violenze. Nella mia attività di storica del teatro e nei miei libri ho spesso fatto un lavoro di questo tipo, decifrando allusioni, mettendo in relazioni i fatti con i testi». Purtroppo Lore Lindner è venuta a mancare poco dopo la consegna delle lettere: «Con mia madre avevo un rapporto molto solidale, eravamo molto legate ma con sobrietà. Immergendomi in queste lettere sono emerse tante domande. Addirittura c'è una missiva che non è mai stata spedita, scritta da mia madre di suo pugno, per la nonna. Non potè mai spedirla perché nel frattempo lei era già stata deportata a Theresienstadt. È una testimonianza di quanto dolore abbia significato per lei questa storia. Lavorando a questo libro mi sono sentita familiare con queste persone che non ci sono più, ma parlano molto e parlano al cuore, ancora dopo tutti questi anni».
«A questa storia di vita ne sono legate tante altre – conclude Mara –: un episodio in particolare mi ha colpita, mentre lavoravo a questo libro. Nei vari cambi di domicilio a cui Lina era stata costretta si cita una pensione, a Monaco, dove aveva alloggiato per un periodo. La donna che lo gestiva si affezionò molto a lei. Tornando in quei luoghi ho cercato quell'attività ma non c'era più. Ho scoperto che si era poi spostata a poca distanza ed era gestita dal figlio della donna di cui parlava Lina nelle sue lettere. Ironia della sorte è anche a poca distanza da quella che avevo frequentato in città quando ero studentessa. Adesso ogni volta che devo andare a Monaco, alloggio lì».
è storica del teatro e dello spettacolo moderno e contemporaneo: ha insegnato per molti anni all’università di Roma “La Sapienza”. Studiosa del teatro europeo fra Settecento e Novecento, ha pubblicato diversi saggi dedicati a letteratura e spettacolo. Mara è figlia di Lore Lindner – la giovane destinataria delle lettere del carteggio contenuto in questo volume – e nipote di Elisabeth Binswanger, moglie del console di Germania a Genova. Le lettere, destinate a Lore e a Elisabeth, sono scritte dalla Germania per lo più da Lina Moos, bisnonna di Mara, e dalla giovane nipote di lei, Anneliese Treumann, cugina di sua madre 
Edicola digitale
I più letti
Versione web de L'"Unione Monregalese", settimanale cattolico di informazione, notizie ed opinioni di Mondovì. Iscr. n°8 Reg. Canc. Trib. di Mondovì del 05-04-1951.
Direttore Responsabile Corrado Avagnina.
Edito da CEM - Cooperativa Editrice Monregalese Piazza S. Maria Maggiore, 6 - 12084 Mondovì - Tel. 0174 552900 - P.Iva: 01654260049
Registro delle Imprese di Cuneo n. 01654260049
Albo Società Cooperative n. A118893
Capitale Sociale € 25.768,00 i.v.
L’Unione Monregalese percepisce i contributi pubblici all’editoria. Tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. Amministrazione trasparente: pubblicazione dei contributi pubblici, importo lordo contributo editoria anno 2022 euro 363.048,48 come da decreto della Presidenza Consiglio Ministri del 5.12.23
Oltre a quanto evidenziato in Nota Integrativa si evidenzia che gli aiuti di Stato e gli aiuti de minimis ricevuti dalla società sono contenuti nel Registro nazionale degli aiuti di stato di cui all'art. 52 della L. 234/2012 a cui si rinvia e consultabile a questo link