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«Un progetto che resti, oltre il sindaco»: il primo cittadino si ricandida

Il sindaco uscente di Priero, Alessandro Ingaria, fa un bilancio tra borgo da salvare, turismo sostenibile, palestra e servizi essenziali

«Un progetto che resti, oltre il sindaco»: il primo cittadino a fine mandato si ricandida

Alessandro Ingaria, sindaco di Priero, sta per concludere il suo mandato da primo cittadino. Le elezioni per il rinnovo dell’Amministrazione del paese non sono ancora state fissate, ma con ogni probabilità parliamo della prossima primavera. Ingaria ha già dichiarato di volersi ricandidare.

 

Gli abbiamo posto alcune domande per tracciare un po’ un bilancio a fine del suo mandato.

 

Il suo mandato da sindaco si sta avviando alla conclusione. Cosa l’ha spinta a ricandidarsi?


Il mio obiettivo è riuscire a portare avanti la visione programmatica della lista civica che rappresento e far crescere al suo interno un gruppo di persone in grado di proseguirla in continuità. Un percorso che non sia legato alla figura del sindaco, ma a un’idea di crescita condivisa e armonica.

 

Può considerarsi soddisfatto di quanto attuato in questi anni da sindaco?


Il ruolo di sindaco comporta momenti di grande soddisfazione, come quando si porta a termine un progetto ambizioso o quando i cittadini esprimono riconoscenza per un intervento che, pur non rilevante in senso assoluto, risponde a un’esigenza concreta. Vi sono però anche momenti più complessi, nei quali non sempre è possibile evitare situazioni di conflitto. Quando abbiamo iniziato l’avventura amministrativa, il borgo medievale di Priero soffriva di gravi criticità strutturali che, se non affrontate tempestivamente, avrebbero comportato il crollo di numerosi edifici e la perdita della sua storica omogeneità urbanistica e della sua unicità. Visto dall’alto, il centro storico di Priero è pressoché identico da oltre sei secoli. Spesso ci interrogavamo dicendo: “Se per più di 600 anni il borgo è stato preservato con risorse tecnologiche e finanziarie inferiori alle nostre, cosa avrebbero pensato i nostri discendenti, magari tra 100 o 200 anni, se avessimo lasciato crollare edifici fondamentali del centro storico, creando vuoti difficilmente ricomponibili rispetto all’assetto originario?”. Essere riusciti quantomeno a invertire questa tendenza rappresenta una grande soddisfazione per il nostro gruppo.

 

Cosa le preme ancora portare a termine?

 
Una delle poche certezze è che il turismo di cui ha beneficiato la cosiddetta “Langa ricca” sta guardando con crescente interesse il nostro territorio, inteso come l’insieme dei Comuni dell’Alta Langa e del Cebano. A livello di amministratori locali stiamo cercando di porre le basi per un turismo che non sia di massa, ma sostenibile rispetto alle nostre dimensioni, e che valorizzi il fatto di essere paesi vivi e non borghi svuotati a uso e consumo del turista. In questo senso, il progetto “Langa dei Fiori”, finanziato dalla Fondazione CRC e da fondi europei, orientato alla promozione di un turismo interessato alla biodiversità e alle peculiarità storico-architettoniche del territorio, credo abbia buone potenzialità di sviluppo, anche come volàno per settori quali la piccola ricettività, la ristorazione, l’agricoltura e l’artigianato di qualità.

 

 

 

Ha un progetto che le sta particolarmente a cuore?

 
Credo che la cosa più importante sia dare risposta alle necessità dei cittadini. Durante le consultazioni per la stesura del programma del prossimo quinquennio è emersa l’esigenza di una palestra invernale per la pratica di pallavolo, basket, tennis ecc., per la quale stiamo valutando la fattibilità dell’intervento. Un’altra priorità fortemente avvertita riguarda la risoluzione di una serie di criticità nella fornitura di energia elettrica, soprattutto nelle borgate e nelle frazioni. In questo senso abbiamo riscontrato una grande disponibilità da parte di Enel Distribuzione, che ringrazio, per l’ammodernamento della linea in media tensione e degli anelli in bassa tensione. L’obiettivo condiviso tra il Comune ed Enel Distribuzione è quello di ridurre al minimo le ore di interruzione del servizio durante eventi meteorologici avversi e di sezionare maggiormente la rete, così da evitare che un singolo guasto, ad esempio in un’area boscata, provochi disservizi su ampie porzioni del territorio.

 

Secondo lei di cosa hanno maggiormente bisogno gli abitanti di Priero? E cosa i piccoli Comuni?

 
Gli abitanti di Priero, come quelli di molti piccoli Comuni, hanno innanzitutto bisogno di non perdere i servizi di base, che spesso vengono ridimensionati o tagliati da una politica nazionale poco attenta ai territori meno popolati. Mi riferisco al trasporto pubblico, a un Ufficio postale aperto tutta la settimana, a una farmacia e al servizio di medicina di base. Ritengo che, nonostante i tanti soldi investiti dal Comune di Priero in questi anni in numerose iniziative, tra gli interventi più utili vi siano state anche poche decine di migliaia di euro destinate all’installazione del servizio Postamat. O, ad esempio, essere riusciti, grazie alla collaborazione del dott. Emilio Baldi, a mantenere l’ambulatorio di medicina di base.

 

 

 

Ha un rammarico?

 
Il mio più grande rammarico è non essere riuscito a sanare le acredini stratificatesi nelle battaglie elettorali degli anni Novanta, riuscendo a unire le persone nell’obiettivo comune di far crescere il paese, anziché lasciarle contrapposte nella contesa per il ruolo di sindaco. Un ruolo certamente ambito, ma che comporta la responsabilità di rappresentare tutti i cittadini e non soltanto il proprio elettorato.

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