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07 Febbraio 2026 - 08:50
Foto da autismo.it
Riceviamo da Giona Cravanzola e pubblichiamo lo scritto che segue:
La Giornata dei Calzini Spaiati cade venerdì 6 febbraio, iniziativa nata quasi per gioco in una scuola friulana, ma con un significato importante. Non si intende promuovere un trend da seguire, ma sensibilizzare gli alunni (e soprattutto gli adulti) all'Autismo, con un messaggio tanto semplice come universale: "accogliere la diversità".
Oggi come ogni giorno ero davanti ad una scuola del territorio con il mio ragazzino "diverso", ma in fondo chi di noi non lo è. In attesa del suono della campanella un compagno dopo avermi salutato mi dice "oggi è la giornata dei calzini spaiati" e mi chiede anche "ma cosa vuol dire?" E bravo te, ragazzino, che ancora una volta mi fai vedere come la semplicità e la perspicacia siano di casa alla tua età. Che responsabilità abbiamo noi adulti nell'essere attenti ad ascoltarvi.
Ho detto alcune parole e mi sono permesso di dire che il mio "ragazzino diverso" non li metteva perché per lui la vita aveva scelto che nascesse già con addosso i calzini spaiati. Andando via riflettevo che se prosegue questa iniziativa, come per altre giornate di sensibilizzazione, l'indicatore è che è una cosa che manca e su cui bisogna dare tempo, idee e sensibilizzarci. Penso che il passaggio ormai avvenuto dall'integrazione sociale, scolastica, lavorativa al termine più appropriato di inclusione oggi sia raccontata, ritenuta conosciuta e in "vigore", ma lontana dalla realtà della vita quotidiana, e forse a macchia di leopardo.
Un amico caro con una disabilità ritenuta grave, grazie al lavoro della sua mamma, alla propria tenacia ed alla propria intelligenza è riuscito a scrivere molti testi volti ad una cultura dell'inclusione. Anni fa mi disse che nei molteplici inviti che riceveva per andare a parlare alle scuole chiedeva di non andare in classi con la presenza di un alunno/a "diverso/a" ma di andare in un gruppo di "normodotati", li chiamava così lui, per far sì che si incontrassero e si creassero alleanze tra i due "mondi". Mi raccontò anche che quando nacque, i medici alla mamma, per farsi capire visto che erano anni in cui la conoscenza della disabilità non era come ai nostri giorni, dissero che aveva avuto un figlio paragonabile ad un "geranio".
Molti anni dopo, dovendo relazionare e formare un gruppo di docenti stranieri venuti in Italia per vedere cosa è "inclusione", li fece attendere in una sala con sulla tavola un "geranio" e dopo, fattosi conoscere, iniziò la formazione. Grazie Claudio, che mi sei tornato in mente e grazie ragazzino che oggi mi hai dato possibilità di pensare, ricordare e sentire il bisogno di pensare a strade possibili per l'inclusione vera e non mascherata.
La diversità è bellezza e aiuta a non sentirsi esclusi, un antidoto all'isolamento come la sensazione provata da un calzino quando smarrisce un compagno. In questo tempo in cui la diversità ci preoccupa e ci rende restii a pensarci, questa è una bella iniziativa che spero possa dare frutti d'inclusione che possano nutrire tutti.
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