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Askatasuna, scontri e politica: il Consiglio regionale si divide ma condanna la violenza

Sette ordini del giorno dopo i disordini scoppiati a Torino: maggioranza e opposizione unite nel no agli scontri, ma restano profonde differenze su responsabilità e soluzioni

Askatasuna, scontri e politica: il Consiglio regionale si divide ma condanna la violenza

La politica piemontese si accende dopo le tensioni di piazza delle ultime settimane a Torino. Nella seduta del Consiglio regionale di martedì 3 febbraio sono stati presentati sette ordini del giorno, firmati da gruppi di maggioranza e opposizione, tutti legati alle manifestazioni sfociate in violenza e al coinvolgimento del centro sociale Askatasuna. Gli atti di indirizzo saranno votati nelle prossime sedute, ma il clima in aula ha già mostrato una linea chiara: condanna unanime degli scontri, ma visioni molto diverse su cause, responsabilità e risposte istituzionali.

I documenti depositati spaziano dalla solidarietà alle forze dell’ordine e ai giornalisti aggrediti, fino alla richiesta di dimissioni del ministro dell’Interno, passando per la proposta di costituire la Regione parte civile nei procedimenti legati a violenze e danneggiamenti. Un ventaglio di posizioni che fotografa una politica compatta nel respingere gli episodi di guerriglia urbana, ma divisa sul modo di affrontare il fenomeno.

 

Gli ordini del giorno presentati in aula

 

  • Odg n. 573“Condanna dei fenomeni eversivi di piazza verificatisi a Torino in occasione della manifestazione per Askatasuna e impegni conseguenti per la tutela dell’ordine pubblico e delle forze dell’ordine” – primo firmatario Carlo Riva Vercellotti (FdI)

  • Odg n. 571“Solidarietà alle Forze dell'ordine e ai giornalisti aggrediti durante la manifestazione del 31.01.2026 a Torino” – primo firmatario Fabrizio Ricca (Lega)

  • Odg n. 574“Condanna degli scontri violenti avvenuti sabato 31 gennaio, solidarietà alle forze dell’ordine, ai giornalisti, al Sindaco e alla Città di Torino”Nadia Conticelli (Pd)

  • Odg n. 575“Gravi fatti di violenza del 31 Gennaio 2026 a Torino - tutela dell'ordine pubblico e del diritto di manifestare pacificamente: Il Consiglio Regionale chieda le dimissioni del Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi”Alberto Unia (M5S)

  • Odg n. 527“Ferma condanna delle intimidazioni e delle violenze antagoniste presso l’Università degli Studi di Torino. Solidarietà istituzionale alla Rettrice, al Senato accademico, agli studenti e all'intera comunità universitaria” – primo firmatario Roberto Ravello (FdI)

  • Odg n. 412“Costituzione della Regione Piemonte quale parte civile nei procedimenti relativi a manifestazioni degeneranti in violenze e danneggiamenti” – primo firmatario Sergio Ebarnabo (FdI)

  • Odg n. 576“Per la tutela dello Stato di diritto e il rifiuto di ogni forma di violenza in relazione ai fatti del 31 gennaio 2026 a Torino”Sarah Disabato (M5S)

 

Tra i banchi della maggioranza il tono è stato netto. Fratelli d’Italia ha parlato di azioni criminali e non di battaglie sociali, la Lega ha chiesto una condanna senza ambiguità da parte di tutte le forze politiche, mentre Forza Italia ha descritto un clima eversivo in città che renderebbe impossibile ogni dialogo con chi sceglie la violenza. La Lista Cirio ha sottolineato come Torino e alcuni quartieri non abbiano bisogno di realtà considerate destabilizzanti.

Sul fronte delle opposizioni, invece, il dibattito si è spostato anche sulle responsabilità politiche. Il Movimento 5 Stelle ha puntato il dito contro il ministro dell’Interno chiedendone le dimissioni, mentre Alleanza Verdi Sinistra ha messo in guardia dal “muro contro muro”, ricordando l’importanza degli spazi di aggregazione e del dialogo sociale. Il Partito Democratico ha espresso solidarietà al sindaco di Torino Stefano Lorusso, lodandone l’equilibrio istituzionale, mentre Stati Uniti d’Europa ha invitato a superare la propaganda e difendere lo Stato di diritto con riforme strutturali.

Il risultato è un quadro politico complesso: unità nel rifiuto della violenza, ma strategie divergenti su sicurezza, prevenzione e gestione del dissenso. La partita ora passa alle prossime sedute, quando gli ordini del giorno verranno votati e si capirà se il Consiglio riuscirà a trasformare il confronto acceso in una linea condivisa o se resteranno solo le distanze.

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