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09 Febbraio 2026 - 17:43
Non si è risparmiata la comunità di Chiusa di Pesio nell’accogliere il vescovo Egidio nel suo primo giorno di visita pastorale. Il presule monregalese ha infatti varcato la soglia del Municipio alle 9 insieme al parroco don Federico Suria e al suo vice don Cristiano Bellino, accolto dal sindaco Claudio Baudino con la Giunta e il Consiglio comunale per il consueto appuntamento con l’Amministrazione del paese, primo momento in calendario.
Il vescovo ha ricevuto in dono un crocifisso di ceramica, pezzo d’arte realizzato da Aurora Vena, espressione della tradizione artigianale della Valle, ed ha ricambiato con una medaglia bronzea coniata in seguito all’inaugurazione della Cattedra. Successivamente, all’uscita dal Municipio, si è trovato davanti a una piazza gremita di persone: le confraternite, con i loro abiti tradizionali, la Banda musicale in forze, le rappresentanze delle associazioni e tanti chiusani, che lo hanno accompagnato in corteo verso la Parrocchiale di Sant’Antonino, per la Messa.
Al termine, nuovamente in corteo, tutti i presenti si sono spostati verso il cimitero di Chiusa di Pesio, per il consueto momento di preghiera che ha concluso la mattinata. «Il momento di festa vissuto poco fa non può che farmi pensare ai “Promessi sposi” di Alessandro Manzoni, e in particolare alla pagina dedicata alla conversione dell’Innominato. L’infelice brigante dopo una notte turbolenta sente le campane a festa, si informa e scopre che in paese è in corso la visita pastorale dell’Arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo. Dal colloquio con lui ripartirà nuovo. È una bella descrizione della visita, che è una tradizione che risale a tempi antichissimi» ha detto nella sua omelia.
«Mi propongo di incentivare sempre di più la collaborazione tra le parrocchie e tra i paesi affidati a don Federico e don Cristiano. È un’esigenza che scaturisce dal nostro essere cristiani ed è un’urgenza dettata dalle circostanze concrete. Non c’è più un sacerdote in tutte le comunità, ma tra parrocchie occorre collaborare, sentirsi una cosa sola pur mantenendo le proprie tradizioni».
«Oggi sappiamo il clima in cui le nostre comunità sono immerse. Fortunatamente ci sono tradizioni forti che reggono e costituiscono richiamo: abbiamo bisogno di segni concreti di luoghi di aggregazione. Sappiamo la fatica che fanno le nuove generazioni sempre più distratte e meno aiutate. Una volta c’era un contesto unitario: il paese, la scuola tutto sosteneva la Fede dei singoli. Non è più così: la Fede è sempre più una scelta, qualcosa di voluto».
«A Chiusa di Pesio – ha detto ancora il vescovo – sono nati circa 110 bambini in cinque anni e si sono registrati 50 battesimi. Da 0 a 15 anni ci sono 430 ragazzi e ragazze in paese. Bastano questi pochi dati per capire che c’è bisogno di testimonianza. Non dobbiamo avere paura di essere testimoni del Signore in ogni ambiente. Non si accende una lucerna per nasconderla sotto il tavolo. Non nascondiamo la nostra identità».

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