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10 Febbraio 2026 - 11:11
Tutta la sua vita pastorale ruotava attorno a un motorino: l’unico, piccolo, mezzo di trasporto che aveva per spostarsi nelle tante comunità in cui vive e opera. Quel motorino si è rotto. E nella testa di don Sleevaiah Marneni è nata un’idea: chiedere aiuto a un amico che aveva conosciuto in Italia, a Boves: Beppe. In pochi giorni, l’Azione Cattolica di Mondovì ha raccolto circa mille euro per lui.
Don Marneni viene dall’India. Dalla diocesi di Nalgonda, dove è parroco a Telangana: una parrocchia con piccole comunità cattoliche sparse su un territorio dal raggio di oltre 30 chilometri, e come unico mezzo di spostamento aveva quel motorino. Lo usava sempre: che fosse la stagione arida, con 45 gradi col sole a picco, o quella dei monsoni.
«Don Marneni è stato in Italia per alcuni anni per ragioni d studio – ci raccontano dall’Azione Cattolica –. Ha operato in alcune parrocchie del cuneese, dove si è preso cura dei parrocchiani e ha costruito delle belle relazioni. Quando ha chiamato, ci siamo mossi». E la scorsa settimana, nella parrocchia de Cuore Immacolato di Maria di Mondovì, don Marneni – in questi giorni in Italia – ha voluto incontrare quanti hanno offerto un aiuto, per ringraziarli.

«È stato un incontro semplice, informale ma ricco di contenuti – raccontano i volontari –. Ci ha raccontato, con tono appassionato, un pezzo di India fatto di comunità cattoliche, induiste, mussulmane che vivono pacificamente e condividono le rispettive festività sia religiose che sociali. Comunità nate grazie all’impulso dei missionari del PIME di Milano di cui oggi seguono le orme: le scuole, i servizi sanitari, avviati dai missionari, continuano ad essere un riferimento per tutte le persone del territorio indipendentemente dalle appartenenze di fede o di casta. Un popolo che vive prevalentemente di agricoltura soggetta ai monsoni o alla siccità, che non garantisce un reddito adeguato e costante, ma che tuttavia non perde la “speranza”. Dichiararsi ufficialmente cristiani inseriti nei registri parrocchiali spesso costituisce un problema. Benchè sulla carta lo stato sancisca la libertà di culto, nella prassi, non appartenere alla comunità induista comporta la perdita degli aiuti per i bisogni sanitari e l’impossibilità ad accedere ad un lavoro nel “pubblico”. Per tutti noi è stato come aprire una finestra su un mondo sconosciuto, una finestra che auspichiamo non si richiuda. Grazie don Marneni e buon rientro tra la tua gente».
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