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«L’esempio di chi accolse gli esuli per chi oggi vuole “chiudere le porte”»

Le parole del sindaco nel Giorno dei ricordo

«L’esempio di chi accolse gli esuli per chi oggi vuole “chiudere le porte”»

Martedì 10 febbraio, Giorno del ricordo: una data istituita per commemorare le vittime della tragedia del confine orientale, delle foibe, dell’esodo degli istriani e dei dalmati.

Il Comune di Mondovì lo ha celebrato con una piccola commemorazione davanti ai giardini della stazione, intitolati ai martiri delle foibe. Hanno partecipato, a fianco dell’Amministrazione, le Forze armate, associazioni d’arma e una classe terza della Scuola secondaria “Cordero”. Il discorso del sindaco non si è limitato a parlare del passato, ma ha toccato l’attualità: «Plaudo alla scelta di aver nominato, per la prima volta, due città come “Capitali europee della Cultura”: Gorizia e Nova Gorica, che sono il simbolo di quel confine. E penso a quegli italiani, anche qui a Mondovì, che in quei giorni tragici seppero aprire le porte e accogliere gli esuli: oggi, nei giorni in cui sentiamo anche alcune “grandi democrazie” del mondo parlare di “chiudere le porte”, credo si debba prendere a esempio chi scelse di fare diversamente». Perché l’odio per il diverso ha sempre una, e una sola, matrice.

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