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16 Febbraio 2026 - 16:31
Il latte piemontese finisce al centro di una nuova battaglia. Coldiretti Cuneo lancia un grido d’allarme contro un doppio fronte che mette in difficoltà la zootecnia locale: da un lato le importazioni di latte e derivati dall’estero, dall’altro le speculazioni dell’agroindustria piemontese che, secondo l’associazione, non starebbe valorizzando adeguatamente le produzioni del territorio.
Eppure i numeri raccontano un’eccellenza nazionale. La provincia di Cuneo è tra le prime in Italia per produzione di latte, con quasi 7 milioni di quintali annui provenienti da aziende considerate tra le più professionali al mondo. Un patrimonio che si traduce anche in una ricca varietà di formaggi, comprese numerose DOP. Nonostante questo, continuano ad arrivare sul mercato latte sfuso, cagliate, latte in polvere e creme provenienti soprattutto da Belgio, Germania, Francia e Olanda.
A pesare non sono solo le importazioni, ma anche le dinamiche di prezzo. “Basta con le speculazioni dell’agroindustria”, denuncia il presidente di Coldiretti Cuneo, Enrico Nada, puntando il dito contro chi continua a importare latte dall’estero pur percependo fondi regionali destinati — almeno sulla carta — alla valorizzazione delle produzioni locali. Un tema caldo che verrà portato al Tavolo latte convocato in Regione il 23 febbraio, anche alla luce dell’aggiornamento Ismea che fissa il costo del latte 2025 a 50 centesimi. Secondo Nada, questo meccanismo rischia di soffocare le imprese, scoraggiare i giovani allevatori e favorire l’abbandono dei territori.
Il nodo centrale resta la remunerazione del lavoro degli allevatori, definita da Francesco Goffredo, direttore di Coldiretti Cuneo, “condizione imprescindibile per mettere al sicuro l’intera filiera”. L’obiettivo è continuare a garantire ai consumatori prodotti di qualità che sostengano economia, occupazione e biodiversità locale. L’appello è chiaro: le risorse regionali devono premiare solo le realtà virtuose, quelle che assicurano tracciabilità, origine italiana e valorizzazione del latte cuneese.
In gioco non c’è soltanto il prezzo di un litro di latte, ma il futuro di un settore strategico per l’economia provinciale, la tutela del territorio e la sopravvivenza delle comunità rurali. Una sfida che riguarda produttori, istituzioni e consumatori, chiamati a scegliere se difendere o disperdere un patrimonio costruito in generazioni di lavoro.
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