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17 Febbraio 2026 - 15:05
Il 22 e 23 marzo i cittadini italiani saranno chiamati a votare per il referendum costituzionale sulla giustizia. Si deciderà sulla “separazione delle carriere” tra giudici e pubblici ministeri, ma la proposta di riforma andrebbe a toccare soprattutto il Consiglio superiore della Magistratura.
Il dibattito politico, lo vediamo tutti i giorni, è particolarmente acceso e in questi giorni ha toccato anche il parlamentare monregalese di Forza Italia, Enrico Costa. In breve: Costa con un'interrogazione parlamentare è entrato sul tema dei finanziamenti ricevuti dal Comitato “Giusto dire No” da parte di privati cittadini. Una situazione che «crea, a parere dell'interrogante, uno stretto legame, non solo politico, ma anche formale tra magistrati in servizio iscritti all'Anm e privati sostenitori che finiscono per praticare una forma di finanziamento indiretto all'Anm, in quanto finanziano il "suo" Comitato. Cosa accadrebbe – si domandava Costa – ove un magistrato iscritto all'Anm si trovasse di fronte, nella propria attività in tribunale, un finanziatore del comitato?».
Da qui il capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, ha inviato una missiva al presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Cesare Parodi, chiedendo "l'opportunità di rendere noto alla collettività, nell'ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti" ricevuti dal Comitato “Giusto dire No” da parte di privati cittadini.
Nella replica il presidente Parodi ha obiettato che il Comitato in questione è solo stato promosso dall'Anm, ma è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo rimandando eventuali risposti ai rappresentanti del Comitato, annotando che la richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini «ritengo sia contraria alla salvaguardia della loro privacy».
Oggi lo scontro arriva anche nel cuneese con una nota del Partito Democratico della Provincia che esprime «stupore e ferma condanna a seguito dell’interrogazione parlamentare presentata dal deputato Enrico Costa in merito al comitato “Giusto dire No” e delle successive iniziative avviate dal Ministero della Giustizia. Il comitato, sorto su iniziativa di membri dell’Associazione Nazionale Magistrati ma che coinvolge anche la società civile – e, giova ricordarlo, nessun partito – riceve infatti piccole donazioni anche da privati cittadini, con modalità perfettamente lecite e seguite peraltro da altri comitati referendari. Le affermazioni contenute nell’atto ispettivo di Costa – e la successiva richiesta, tramite nota ministeriale, di chiedere all’Associazione Nazionale Magistrati di rendere pubblici i nomi dei finanziatori privati del comitato – configurano un attacco grave alla libertà di partecipazione democratica dei cittadini e alla stessa autonomia delle associazioni civiche e sindacali. Non accettiamo le volgari insinuazioni che suggeriscono scenari di favoritismi giudiziari futuri per questi finanziatori (con importi perlopiù di pochi euro!!) e addirittura conflitti d’interesse nel giudizio tra parti che abbiano sostenuto il sì o il no a questo referendum. Tale retorica non è degna di chi si definisce “moderato”, ironizza sul ruolo della magistratura e minaccia di fatto cittadini che esercitano diritti costituzionali».
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