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19 Febbraio 2026 - 12:25
È una specie di paradosso: il mondo impazzisce per fiori e piante coltivate in Italia, «ma le vendite all’estero sono ostacolate da divieti per motivi fitosanitari che nascondono spesso vere e proprie spinte protezionistiche». Lo afferma Coldiretti Piemonte in una nota diramata oggi. Che si chiede: «Come è possibile che, per la norma, il vaso in cui il fiore cresce sia "packaging"?»
Il dato da cui si parte è questo: nel 2025 le vendite all’estero di piante e fiori italiani hanno superato la cifra record di 1,3 miliardi di euro, un risultato storico che deve rafforzare l’impegno a rimuovere le troppe barriere fitosanitarie che impediscono al florovivaismo nazionale l’accesso a diversi mercati.
Il florovivaismo piemontese conta numeri importanti: genera una produzione lorda vendibile di oltre 130 milioni di euro di cui con più di 1100 imprese diffuse sul territorio, una superficie complessiva di 1300 ettari, una produzione di piante ornamentali di oltre 10 milioni ed un totale di circa 3500 addetti.
«Nonostante il lavoro portato avanti dalle aziende italiane sul fronte della sostenibilità, le vendite all’estero sono ostacolate da divieti per motivi fitosanitari che nascondono spesso vere e proprie spinte protezionistiche. Un paradosso se si considera l’alta qualità dei nostri prodotti – spiega Fabio Tofi, membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore colture e tecnologie innovative -. Va rafforzata la difesa del prodotto europeo con controlli più rigorosi sull'introduzione di materiale da Paesi Terzi, che non rispettano il principio di reciprocità. Occorre inoltre contrastare l’applicazione della normativa europea sul packaging che, sulla base delle linee guida interpretative sul Regolamento (Ue) n. 2025/40, equipara i vasi agli imballaggi. I vasi vanno infatti riconosciuti come fattori di produzione e pertanto esclusi da tale normativa».
«L’altra emergenza da affrontare è il fatto che i costi crescenti di materie prime ed energia hanno eroso le entrate dei produttori. La transizione verso metodi di produzione più sostenibili è fattibile solo fornendo agli imprenditori floricoli il capitale necessario per investire in nuovi processi, infrastrutture tecnologiche e innovative con minor impatto ambientale, abbattendo al contempo l’eccessiva burocrazia che pesa sull’attività - evidenziano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale -. Allo stesso tempo, bisogna andare al di là del ruolo puramente ornamentale del florovivaismo, allargando gli orizzonti rispetto ai benefici sulla salute, puntando su programmi educativi nelle scuole europee e su campagne di comunicazione sociale, supportati da risorse economiche dedicate».
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