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20 Febbraio 2026 - 09:27
“L’audizione delle organizzazioni dei produttori vitivinicoli, in III Commissione, ha restituito un quadro complicato, che non può più essere ignorato. Dai dati presentati emerge una crisi seria del comparto vitivinicolo piemontese: crollo delle vendite, aumento delle giacenze, prezzi delle uve in caduta libera, rese in diminuzione e un mercato che, per molte denominazioni, si è praticamente fermato. La relazione dei produttori parla chiaro: “Gli scambi sono calati sia in quantità che in valore… sono aumentate le giacenze e il quantitativo di prodotto invenduto presente nelle nostre cantine” dichiarano i Consiglieri regionali del Partito Democratico Fabio Isnardi, Mauro Calderoni e Domenico Ravetti al termine dei lavori della III Commissione Agricoltura.
Le principali denominazioni piemontesi – Barbera, Dolcetto, Cortese, Moscato – registrano volumi non contrattualizzati e un accumulo di vino invenduto che mette in ginocchio migliaia di aziende. In Piemonte la produzione 2025 è scesa del 4% rispetto alla media degli ultimi cinque anni, mentre i prezzi delle uve hanno subito riduzioni che arrivano fino al -30%. Le giacenze complessive, a livello regionale e nazionale, sono ormai insostenibili: “nelle cantine italiane ci sono 61 milioni di ettolitri di vino, il 6% in più dello scorso anno”.
“Di fronte a numeri così – affermano Isnardi, Calderoni e Ravetti – stupisce e preoccupa il silenzio del Ministro dell’Agricoltura e della Giunta regionale di centrodestra. Nonostante il Presidente Cirio, in più di un’occasione, nel corso degli anni, abbia sottolineato l’importanza del vino per territorio, turismo e economia, non ci sembra che alle parole siano seguite le azioni per tutelare questa risorsa. Nessuna risposta, nessuna misura straordinaria, nessuna strategia. E intanto i produttori sono lasciati soli ad affrontare una crisi che rischia di cancellare intere filiere e territori”.
“La crisi non è solo congiunturale, ma anche strutturale: cambiamento climatico, calo dei consumi, difficoltà nell’export, aumento dei costi di produzione, riduzione delle rese e mancata valorizzazione delle denominazioni più fragili. Le criticità maggiori si riscontrano sui vini rossi e bianchi non aromatici, dove ci sarebbe la necessità di eliminare circa 50.000 hl, e sul Moscato, con 40.000 hl invenduti. È evidente – proseguono Isnardi, Calderoni e Ravetti – che senza un intervento pubblico immediato il sistema non reggerà. Servono misure urgenti per sostenere il reddito dei produttori, ridurre le giacenze, programmare le future vendemmie e rilanciare la promozione dei nostri vini sui mercati internazionali”.
Per questo i Consiglieri del Partito Democratico chiedono alla Regione di attivarsi subito: “Chiediamo l’istituzione immediata di un Tavolo di crisi regionale, con tutti i soggetti coinvolti – produttori, consorzi, organizzazioni professionali, istituzioni locali – per definire soluzioni concrete e coordinate. Non c’è più tempo da perdere: il Piemonte del vino, uno dei pilastri della nostra economia e della nostra identità, rischia di pagare un prezzo altissimo”.
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