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20 Febbraio 2026 - 09:42
La "fuga" delle banche dai piccoli Comuni ci riguarda sempre più da vicino. Ogni anno, nei nostri paesi, sono sempre di più le persone che si trovano senza la possibilità di accedere ad uno sportello. Su questo tema di stretta attualità, intervengono con una nota alla nostra redazione Paolo Chiarenza (ex dirigente sindacale Cisnal) e Guido Giordana (sindaco di Valdieri), con lo scritto che riportiamo di seguito.
La desertificazione bancaria dei piccoli Comuni in Piemonte è fenomeno in corso da tempo. Gli appelli dell’Uncem e quelli isolati dei Comuni di montagna sono ormai superati, oggi occorre una mobilitazione politica corale che partendo dalla Regione investa il livello parlamentare e governativo sulla necessità di intervento su una attuale politica per il credito, non secondaria sul piano economico e sociale.
Le Banche hanno già impostato il loro gioco riducendo i servizi alle piccole comunità del Paese, moltiplicando per gli abitanti di montagna, soprattutto gli anziani, le difficoltà consequenziali alla transizione digitale, come se questa fosse una obbligatoria alfabetizzazione. Non è questo un fenomeno legato al solo settore finanziario ma a tutti gli esercenti anche nelle aree interne del Paese. Questa linea è dettata sulla base dei dati della Banca d’Italia, da cui risulta che mettendo insieme Banche e Poste, il grado di copertura del territorio è ampio. In più secondo le regole creditizie della Banca Centrale Europea, poco conosciute dall’opinione pubblica, impongono che, per tenerlo aperto, lo sportello bancario sia redditizio. Questa è la negazione di una visione sociale, è la logica libertaria del profitto.
Certo la motivazione è giustificata principalmente dal fatto che la clientela (specie le aziende) si affida alle nuove tecnologie online (più comode, più rapide, meno costose), e quindi il lavoro nelle varie filiali nei piccoli Comuni, soprattutto montani, diminuisce sensibilmente.
Quale il futuro? Un profeta inascoltato di casa nostra, il banchiere Giuseppe Ghisolfi, anche membro del CNEL, ha suggerito un apposito intervento da parte del Governo: lo Stato dovrebbe agire verso gli Istituti di credito al fine di garantire la loro presenza in determinate zone geografiche, in cambio di incentivi fiscali e di altre agevolazioni.
È urgente a Cuneo l’impegno delle forze politiche e produttive, dell’Ente Provincia e della Regione per un’azione congiunta e mirata che dia peso risolutivo ad una rinnovata funzione economico-sociale del credito specie in aree deboli.
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