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22 Febbraio 2026 - 11:11
L'immagine che accompagna la storia, ma che non raffigura Mondovì
Sta facendo discutere in queste ore una storia diventata virale sui social e dedicata alla città di Mondovì e alla sua tradizione di Carnevale. A rilanciarla è stata la pagina Facebook “Quel che non sapevi”, seguita da milioni di utenti. Il racconto, affascinante e ben costruito, descrive una presunta antichissima usanza cittadina in cui, durante il Carnevale, Mondovì si dividerebbe in due fazioni contrapposte: i “Pazzi” e i “Savi”.
Secondo la narrazione, per tre giorni i “Pazzi” prenderebbero il controllo civico della città, eleggerebbero un loro sindaco, occuperebbero il municipio e amministrerebbero Mondovì seguendo regole medievali custodite negli archivi cittadini. I “Savi”, gruppo rivale, tenterebbero di contrastarli attraverso cortei e rappresentazioni teatrali. Una tradizione documentata – si legge nel post – fin dal Seicento, con codici cromatici, protocolli ufficiali e una valenza sociale profonda, capace di “invertire il potere” secondo rituali immutati da quattro secoli.
Peccato che nulla di tutto questo sia vero.
Nel giro di poche ore, sotto il post sono comparsi decine di commenti di cittadini monregalesi che hanno smentito punto per punto la storia, definendola completamente inventata. Non esiste alcuna tradizione dei “Pazzi e Savi” a Mondovì, né risultano documentazioni storiche negli archivi civici che attestino una simile usanza.
Anche la fotografia che accompagna il racconto – e che dovrebbe ritrarre uno scorcio cittadino durante il presunto rituale – non rappresenta alcun luogo riconoscibile di Mondovì, alimentando ulteriormente il sospetto che si tratti di un contenuto costruito artificialmente, probabilmente con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.
Il vero Carlevè di Mondovì
La tradizione carnevalesca monregalese è ben diversa e affonda le sue radici in una storia autentica e profondamente sentita dalla comunità. Il Carlevè ‘d Mondvì è da sempre legato alla figura del Moro, maschera simbolo della città, e alla Bela Monregaleisa, accompagnata dalla sua corte.
Sono loro i protagonisti indiscussi delle celebrazioni: rappresentano l’identità storica e popolare del Carnevale monregalese, con sfilate, eventi pubblici, iniziative culturali e momenti di festa che coinvolgono l’intera comunità. Nessuna divisione rituale tra fazioni, nessuna occupazione simbolica del municipio da parte di “Pazzi” in abiti rossi, nessun sindaco alternativo eletto per tre giorni.
Il Carnevale di Mondovì è certamente ricco di tradizione, ma la sua storia è documentata e riconoscibile, non un racconto misterioso riscoperto negli archivi.
Quando il fascino della storia supera la realtà
Il caso solleva una riflessione più ampia sul potere dei social e sulla diffusione di contenuti suggestivi ma non verificati. Il testo pubblicato dalla pagina Facebook è scritto con toni evocativi, richiami al Medioevo, riferimenti ad archivi e protocolli: elementi che conferiscono autorevolezza e rendono la narrazione credibile a un pubblico vasto, soprattutto a chi non conosce direttamente la realtà locale.
È proprio questo il punto: una comunità riconosce subito ciò che le appartiene – e ciò che invece le viene attribuito senza fondamento. In questo caso, sono stati i cittadini stessi a difendere la propria storia e la propria identità, riportando l’attenzione sulla vera tradizione del Carlevè.
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale consente di generare testi e immagini verosimili in pochi istanti, il confine tra realtà e finzione diventa sempre più sottile. Ma resta un elemento che nessun algoritmo può replicare: la memoria collettiva di una comunità.
E a Mondovì, quella memoria parla chiaro.
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