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14 Marzo 2026 - 17:30
Il massacro in un'illustrazione dell'epoca
Mercoledì 13 marzo ad Aigues Mortes in Francia è stata inaugurata una targa in memoria della strage xenofoba che tra il 16 e il 17 agosto 1893 provocò la morte di 10 lavoratori italiani, due dei quali, Giovanni Bonetto, trentunenne di Frassino e Giuseppe Merlo, 29 anni, centallese, erano originari della provincia di Cuneo. Rolando Lorenzo era invece di Altare in provincia di Savona.
La posa della targa è frutto dell’impegno di Enzo Barnabà, lo storico che da anni si occupa del tragico episodio in cui un gruppo di lavoratori italiani, impiegati nelle saline della cittadina francese, venne massacrato dalla folla inferocita con l’accusa di sottrarre lavoro alla manodopera locale.
«Nel corso della cerimonia, cui ha partecipato il sindaco di Aigues Mortes, Pierre Mauméjean, è stato auspicato che le vittime dell’eccidio possano essere ricordate anche nei rispettivi paesi di origine con la dovuta evidenza» sottolineano l’Istituto storico della resistenza di Cuneo che da tempo tiene viva la memoria su questa vicenda. Sono ricordati anche i “Giusti” francesi che si opposero al linciaggio, come il parroco e il panettiere di Aigues-Mortes che protesse degli italiani rifugiatisi nella sua bottega.

Il massacro di Aigues-Mortes è una serie di avvenimenti svoltisi tra il 16 e il 17 agosto 1893. Come ricorda un articolo di Livio Berardo, benché quello nelle saline fosse un lavoro durissimo, in mezzo all’arsura e senza alcuna organizzazione di accoglienza, ogni anno al momento della cosiddetta raccolta ad Aigues-Mortes affluivano migliaia di lavoratori richiamati dalla speranza di trovare un’occupazione stagionale. L’afflusso in massa della manodopera era superiore alla richiesta, dunque alimentava un serbatoio occupazionale di riserva e costituiva uno strumento per contrattare al ribasso il costo del lavoro. Potevano affluire fino a 2000 stagionali a fronte dei 1200-1300 utilizzati, con inevitabili difficoltà d’accoglienza e sicurezza.
Tre gruppi sociali venivano messi di fronte ad una condizione di bestiale concorrenza tra loro: gli stagionali francesi originari dalle zone montuose delle Cevennes, gli italiani, mezzo migliaio in quella fatidica estate del 1893, per lo più piemontesi (ma anche lombardi, veneti e toscani), ed infine i “trimards” (lavoratori nomadi francesi, figure limite fra sottooccupazione e delinquenza).
La caccia agli stagionali italiani impiegati in quella mansione, rei a seconda dei pregiudizi di “rubare il lavoro” ai francesi, di costare di meno o produrre di più, si scatenò il 17 agosto 1893: oltre 500 francesi inferociti attaccarono le capanne che ospitavano un centinaio di italiani.
Il capitano cercò di proteggere gli operai, promettendo ai rivoltosi che sarebbero stati cacciati una volta che fossero stati accompagnati alla stazione ferroviaria di Aigues-Mortes. Proprio durante il trasferimento alla stazione, però, gli italiani furono attaccati venendo linciati, bastonati, affogati o colpiti da armi da fuoco.

Fra i 18 feriti ricoverati all’ospedale di Aigues-Mortes il Console italiano Durando raccolse anche le generalità di Giuseppe Bermelli, 27 anni, celibe, di Villanova Mondovì. Fra i sei ricoverati all’ospedale di Marsiglia Bartolomeo Vaccina (o Vaccino) era originario di Beinette.
Le indagini portarono a 17 rinvii a giudizio, ma la giuria assolse tutti gli imputati.
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