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Transizione 5.0, il Governo fa marcia indietro: 1,5 miliardi alle imprese

Dopo il taglio dei fondi era esplosa la protesta: il pressing costringe Palazzo Chigia correggere la rotta. Bergesio: «Una scelta concreta che evita pesanti ripercussioni»

Transizione 5.0, il Governo fa marcia indietro: 1,5 miliardi alle imprese

Dopo giorni di tensione con il mondo produttivo, il Governo fa un passo indietro sul dossier Transizione 5.0 e rimette sul tavolo 1,5 miliardi di euro per sostenere gli investimenti green e digitali delle imprese.

La svolta arriva al termine di un incontro lampo durato appena mezz'ora, sufficiente però a chiudere il braccio di ferro aperto dopo il decreto fiscale, che aveva drasticamente ridotto i fondi inizialmente annunciati: da 1,3 miliardi a 537 milioni. Una decisione che aveva acceso la protesta degli imprenditori e sollevato forti preoccupazioni nel sistema produttivo.

Ora, però, arriva la correzione di rotta. Le risorse destinate alle circa 7mila domande del 2025 rimaste congelate vengono recuperate e rafforzate con altri 200 milioni messi dal Ministero delle Imprese. Il plafond complessivo sale così a 1,5 miliardi, consentendo un credito d'imposta del 90%, ben lontano dal 35% che aveva fatto temere un drastico ridimensionamento della misura.

 

 

Abbiamo compiuto il massimo sforzo possibile”, ha dichiarato il ministro delle Imprese Adolfo Urso, rivendicando l'intervento come il punto di equilibrio trovato dall'esecutivo. Soddisfazione anche da parte del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, secondo cui questo risultato permette di ristabilire fiducia tra imprese e istituzioni.

Al tavolo convocato a Palazzo Piacentini erano presenti anche il ministro per gli Affari europei e il Pnrr Tommaso Foti e il viceministro dell'Economia Maurizio Leo. Assente invece il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che nei giorni precedenti aveva difeso la scelta di rivedere la distribuzione delle risorse, sostenendo la necessità di spostarle su altre emergenze, a partire dall'energia.

Ed è proprio il fronte energetico a restare caldo. Il Governo sta lavorando infatti anche alla proroga del taglio delle accise sui carburanti, che potrebbe essere estesa fino al 30 aprile. Una misura ritenuta necessaria per evitare nuovi rincari alla pompa. Senza rinnovo, secondo le associazioni dei consumatori, il diesel rischierebbe di superare quota 2,3 euro al litro.

In arrivo anche un intervento per il settore agricolo, con un credito d'imposta sul gasolio, mentre le imprese attendono il via libera al decreto attuativo sull'iper-ammortamento, considerato decisivo per sbloccare nuovi investimenti già a maggio.

Dopo il taglio e le proteste, dunque, l'esecutivo corregge la rotta. Una marcia indietro che riapre il dialogo con le imprese e prova a spegnere una tensione che rischiava di trasformarsi in un duro scontro politico ed economico.

 

Bergesio: «Una scelta concreta che evita pesanti ripercussioni»

 

«Bene l'annuncio del ministro Urso sul ripristino integrale delle risorse per Transizione 5.0: 1,3 miliardi previsti dalla manovra più altri 200 milioni, per un totale di 1,5 miliardi, a conferma che il Governo ha ascoltato le istanze del mondo produttivo e del comparto agricolo, di cui spesso ci siamo fatti portavoce come Lega. Si tratta di una scelta concreta che evita pesanti difficoltà e che garantisce continuità a una misura strategica per innovazione, efficienza energetica e competitività, con l'ulteriore attesa del decreto attuativo sull'ipe-rammortamento, anche questa una causa che avevamo perorato con convinzione, e dell'apertura del GSE a inizio maggio. Occorre, tuttavia, prevedere che venga incrementato il limite di spesa previsto dalla legge di Bilancio 2026 per il credito d'imposta 4.0 riconosciuto in favore delle imprese attive nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli e nel settore della pesca e dell'acquacoltura, per arrivare ad uno stanziamento utile ad assicurare l'efficacia della misura, sostenendo un numero adeguato di investimenti».

Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente della commissione Attività produttive e Agricoltura di Palazzo Madama.

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