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Le parole di "Mirka" davanti agli studenti: «Io muoio tranquilla. Quando sarai grande, studia»

Marcia della Liberazione a Mondovì con la lettera di Paola Garelli

Le parole di "Mirka" davanti agli studenti: «Io muoio tranquilla. Quando sarai grande, studia»

«La tua mamma se ne va. Sono tranquilla. Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai più grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia».

Sono le ultime parole di Paola Garelli, nome di battaglia "Mirka". La "partigiana pettinatrice", monregalese, uccisa dai fascisti a 28 anni. La sua lettera alla figlia Mimma, prima di essere fucilata nel fossato del Priamar, sono diventate celebri.

Il sindaco di Mondovì, Robaldo, le ha lette stamattina, davanti agli studenti del "Cigna-Baruffi-Garelli", scesi inpiazza per la Camminata per la liberazione. La data - 29 aprile - non è casuale: è l'anniversario della liberazione della città di Mondovì a opera del partigiano Gigi Scimè.

Robaldo ha posto l'accento sull'auspicio della partigiana per la sua bambina: «Le scrisse: "mia creatura adorata, sii buona, studia e ubbidisci sempre agli zii che t'allevano, amali come fosse io. Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai più grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo". Questo era l'augurio di una partigiana a sua figlia: studia» e rivolgendosi direttamente ai ragazzi e alle ragazze: «Quello che sta accadendo, ancora oggi, ci riguarda tutti. Riguarda anche voi».

Paola Garelli faceva la staffetta partigiana fra la Liguria e le formazioni in montagna: nella notte fra il 14 e il 15 ottobre 1944 venne catturata dai fascisti a Savona, segregata per due settimane nella fortezza del Priamar. Fu fucilata il 1° novembre 1944, senza processo, nel fossato della Fortezza da un plotone fascista, con Giuseppe Baldassarre, Pietro Casari, Luigia Comatto, Franca Lanzone e Stefano Peluffo.

Il dirigente scolastico, prof Cappotto, ha ricordato: «Alla Liberazione contribuirono formazioni partigiane di tante provenienze e orientamenti politici diversi. Erano persone che in altre circostanze forse non sarebbero andate d'accordo, che si sarebbero anche trovate divise: ma in quel momento si misero insieme, in quel momento seppero superare le divisioni».

Il corteo è cominciato in piazza Santa Maria Maggiore, dove gli studenti e i prof hanno intonato "Bella Ciao", ed è proseguito lungo le vie di Breo, fino a piazza XXIX Aprile.

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