Il Tribunale di Cuneo, nei confronti di L.Z., operatore socio-sanitario residente a Pianfei, ha emesso la condanna a quattro mesi sull’accusa di sostituzione di persona per essersi finto frate. La segnalazione all’autorità è partita dal vescovo di Mondovì mons. Egidio Miragoli, dopo che il vicario generale della diocesi mons. Flavio Begliatti aveva portato alla sua attenzione una curiosa richiesta. Proveniva da L.Z. e da un sedicente vescovo della diocesi del Caribe y la Nuova Granada In realtà un soggetto con precedenti penali per truffa che già una ventina d’anni fa era salito all’onore delle cronache. Il “frate” e il “vescovo” questa volta avevano chiesto alla diocesi monregalese il permesso di concelebrare funzioni religiose, presentandosi come «appartenenti alla Chiesa anglo-cattolica».
I successivi accertamenti dell’Arma hanno fornito riscontri ai sospetti delle autorità ecclesiastiche. Nell’armadietto di L.Z., assunto presso la Casa di riposo “Sacra Famiglia” di Mondovì, erano stati ritrovati bigliettini con i nomi segnati a mano degli ospiti della residenza: per gli inquirenti, una prova del fatto che i due meditassero di raggirare qualche anziano presentandosi “sotto mentite spoglie”. «Solo l’intervento provvidenziale di mons. Miragoli e di mons. Begliatti ha evitato il peggio», ha sostenuto il pubblico ministero Alessandro Borgotallo, per il quale «non si ha nessuna prova che questa sedicente ‘Iglesia Anglicana del Caribe y la Nuova Granada’ esista, salvo prendere per buono ciò che viene pubblicato dal sito Internet della Chiesa stessa». Oltre ai riscontri delle perquisizioni nell’abitazione condivisa dai due a Pianfei e sul posto di lavoro di L.Z., ha ricordato il rappresentante dell’accusa, pesava il fatto che «queste persone sono state fermate in auto a Mondovì Breo assieme ad altri due soggetti, i cui precedenti penali sono assolutamente identici, con indosso gli abiti talari. Uno vestito da frate, l’altro da vescovo». A queste argomentazioni ha replicato l’avvocato Francesca Bertazzoli, secondo cui la posizione di L.Z. va differenziata da quella del coimputato C.G.: «Il “frate” si era dichiarato “ministro del culto di una Chiesa effettivamente esistente”, mentre il presunto “vescovo” ha parlato di una prelatura che è sconosciuta al Ministero dell’Interno e che ha allertato mons. Miragoli». In quanto oss della Casa di riposo, ha aggiunto il legale, l’imputato non avrebbe avuto bisogno di altre qualifiche per accedere alla “Sacra Famiglia”: «Nell’armadietto di lavoro sono stati rinvenuti foglietti in cui si possono riconoscere le abbreviazioni ‘traverse’, ‘federe’, ‘asciugamani’, vicini alle quantità e ai nomi degli anziani presso cui doveva portarle». In ogni caso L.Z. sarebbe stato in possesso dei decreti di ordinazione presbiteriale come ministro della chiesa anglicana del Caribe, autorizzata dal Viminale nel 2018 a promuovere una raccolta fondi. Quanto osservato dalla difesa non è stato ritenuto dirimente dal giudice Sandro Cavallo, il quale ha condannato l’imputato a quattro mesi di reclusione contro i sei richiesti dalla Procura. Al 20 gennaio prossimo è fissata l’udienza del procedimento separato a carico del coimputato.
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