«Ogni giorno, ogni giorno, mia mamma ci ripeteva: "ste cite!"». "State zitte". State zitte e, soprattutto, non dite a nessuno - non ai tedeschi - che in casa nostra si nasconde un uomo. Un uomo che non aveva colpe, se non quella che gli era stata marchiata dall'ideologia della razza: ebreo. Marco Levi. Lo ricordava così, appena un anno fa, Giovanna Castagino: all'epoca aveva sette anni, quando il papà Giovanni e la mamma Maria Vinai accettarono di nascondere in casa loro Marco Levi. Lo nascosero per 18 mesi, nella loro casa nei boschi, salvandolo dalle persecuzioni razziste dei nazifascisti che rastrellavano le zone. Oggi, giovedì 7 novembre, lo Yad va-Shem di Gerusalemme ha consegnato agli eredi della famiglia Castagnino il più alto fra i riconoscimenti della Comunità Ebraica: l'attestato di "Giusti fra le nazioni".
Giovanna, con la figlia Donatella Regis, ha ricevuto l'altissimo riconoscimento dalle mani di Raphael Singer, capo dipartimento degli Affari economici e scientifici dell'Ambasciata d'Israele in Italia. «È un altissimo onore, per me, premiare gli eredi di questa famiglia - ha detto -. Anche io sono nipote di persone sopravvissute grazie a qualcuno che ebbe il coraggio di andare contro corrente e salvare delle vite.- Non esistono parole per celebrare adeguatamente il valore umano e civile e il coraggio di chi compì gesti come questo, a rischio della propria stessa vita».
Dario Disegni, presidente della Comunità Ebraica di Torino: «I Castagnino sono un esempio di solidarietà umana, quasi impossibile da raccontare. Salvarono la vita di un uomo nascondendolo per 19 mesi. Rappresentano un modello di vita elevatissimo, da portare a esempio a tutti, e soprattutto ai giovani. Molti di questi benefattori, anni dopo, dissero che non avevano mai considerato il loro agire come "erosimo". Dicevano semplicemente: "abbiamo fatto quello che andava fatto". Per loro, salvare una vita umana era un preciso dovere morale da assolvere. Oggi, davanti all'insorgere di nuovi razzismi e antisemitismi, al ritorno di fantasmi del passato che si pensava dimenticati, è importante ricordare queste figure». Un anno fa il Comune di Mondovì e la Comunità ebraica di Torino avevano ricordato i Castagnino con un altra cerimonia: piantando un albero in loro memoria, a fianco del monumento alla Shoah nel giardino della Scuola Media "Anna Frank". «Mio zio mi raccontò che la signora Maria Vinai, che lo accolse in casa, non sapeva nemmeno chi fossero "gli ebrei" - aveva detto il nipote di Levi, il prof. Guido Neppi Modona, anch'egli presente a Mondovì questa mattina – . Sapeva solo che aveva davanti un giovane uomo a cui poteva salvare la vita e scelse di farlo, scelse di nascondendolo. Io credo che in tantissimi, a Mondovì, sapessero che lui era lì: ma nessuno parlò. Tutta Mondovi meriterebbe una medaglia».
Le ricerche sulla famiglia Castagnino sono state condotte anche grazie alla dottoressa Fargion, che ha raccolto molto materiale partendo dalle testimonianze di Marco Levi. Alla cerimonia ha presenziato il sindaco Luca Robaldo, l'assessora alla Cultura Francesca Botto e alcuni consiglieri comunali tra cui Cesare Morandini (PD), promotore del riconoscimento cittadino alla famiglia Castagnino.
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