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29 Novembre 2025 - 19:50
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Cresce l’attesa di melomani e appassionati di musica per il tradizionale “Sant’Ambroeus”: ovvero la Prima della stagione lirica al Teatro alla Scala a Milano, il tempio per eccellenza del teatro musicale in Italia e nel mondo. Un evento mondano oltre che artistico e culturale, che si svolge sempre la sera del 7 dicembre e che attira ogni anno l’attenzione di milioni di persone in tutto il mondo. Numerosissimi spettatori si collegano con i vari media, dalla radio alla televisione fino alla rete, per assistere alla rappresentazione.
Quest’anno il titolo che apre la stagione è davvero peculiare: non si tratta, come spesso accade, di una composizione di Giuseppe Verdi, o Giacomo Puccini, i grandissimi nomi del repertorio dell’opera italiana, ma di un compositore russo, Dmitrij Dmitrievič Šhostakovič, un nome piuttosto consolidato nei cartelloni di tutto il mondo, ma forse non ancora così popolare presso il grande pubblico.
Shostakovic è stato un uomo del Novecento: nato nei primissimi anni del secolo, è stato testimone e cantore di alcuni tra i periodi più difficili della storia della Russia e del mondo. In gioventù assistette alla rivoluzione d’ottobre, visse il clima politico di quegli anni complicati. Le sue prime composizioni sono degli anni Venti, in cui si diploma con il massimo dei voti e scrive la prima delle sue numerose sinfonie (ne scrisse ben 15) e la prima opera “Il Naso” sui testi di Gogol. Cominciarono alla fine del decennio le difficoltà nel rapporto con il regime sovietico, che durarono per quasi tutta la sua carriera anche con grave pericolo personale dello stesso compositore. L'Unione Sovietica infatti guardava con diffidenza alla sua ricerca musicale. Shostakovic accostava alla grande tradizione della scuola russa, l’interesse per le novità e le tendenze in auge nella musica del Novecento, riuscendo in una notevole sintesi, che però spesso non era compresa dai suoi contemporanei. La musica di Shostakovic utilizza frequentemente elementi caricaturali e grotteschi, in cui non era difficile riconoscere la volontà di tracciare un ritratto feroce della società del suo tempo. La sua musica non arretrava nell'esprimere dolore e raccapriccio, utilizzava dissonanze e tratti stridenti. Shostakovic metteva in scena retorica e tratti marziali distorcendoli in modo parodistico o esasperato, secondo la lezione di Mahler, ma anche in linea con le tendenze europee (ad esempio il lavoro di Stravinskij, con Petrushka). Sotto Lenin, in particolare, uscì una recensione che, nel clima di terrore dell’epoca, suonò come una condanna a morte, prostrando notevolmente il compositore. A differenza di altri conterranei, come il già citato Stravinskij o Prokofiev, visse e lavorò in Russia per tutta la vita. Solo con Kruscev la situazione di Shostakovic, che comunque, pur con gli alti e bassi della politica, godette sempre della fama di un artista e intellettuale tra i più significativi del paese, migliorò notevolmente e cominciò a ricevere numerosi riconoscimenti internazionali.
La prima alla Scala riporterà in scena la sua seconda opera lirica, del 1934, dal titolo curioso ma esplicativo. Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk è tratta da un romanzo breve di Nikolaj Leskov, che cita il testo di William Shakespeare proponendo parallelismo per una vicenda ambientata in un salotto della Russia Zarista. Una giovane donna sposata con un nobile si innamora di uno dei servitori del suocero. Insieme a lui complotta contro i propri familiari, comprendenndo l'ingiustizia del sistema politico, spingendosi all'assassinio. I due amanti però vengono scoperti e deportati in Siberia. Fu proprio quest’opera, del 1934, a causare la recensione rimasta storica contro Shostakovic: “Caos anziché musica”.
Anche il mondo della classica sa sorridere!
Ha destato notevole ilarità, il 25 settembre di quest'anno, questo scherzo della nota pagina ClassicFM, un meme che ironizza sulla curiosa somiglianza tra il giovane compositore Shostakovic e il maghetto protagonista della saga di Harry Potter. C'è chi si chiede come suonerebbe la sua sinfonia "Hogwarts"... 9 e tre quarti!
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Il diciannovenne Dimitrij Shostakovic
Non è un caso che questo brano sia stato scelto dai creativi della Walt Disney per uno dei segmenti del sequel “Fantasia 2000”, dove accompagna la favola del soldatino di stagno. Questo concerto per pianoforte e orchestra, è brioso, vivace, divertente, ricco di melodie irresistibili e mostra bene la padronanza del compositore, sia nell’orchestrazione che nell’organizzazione del materiale, con un ritmo trascinante e coinvolgente. È una delle composizioni fintamente “solari” di Shostakovic, come le Jazz Suites, di cui tratteremo. Poche dissonanze e divertimento per il pubblico.
Nell’oceano che compone l’intero corpus delle composizioni di Shostakovic questo valzerino è poca cosa: tuttavia è bene includerlo per mostrare che, anche se non vi dice nulla il nome del compositore, un suo lavoro sicuramente lo avete sentito più e più volte. Questo brano tratto dalla seconda jazz suite ha goduto di fama internazionale, soprattutto dopo la scelta di Stanley Kubrick che lo incluse nel suo ultimo film Eyes Wide Shut, sdoganandolo presso il grande pubblico. Per il resto, è un valzer quasi più da dance hall viennese, con una melodia irresistibile, tratti bandistici e popolari. Insolito, per un compositore come Shostakovic, come entrambe le jazz suites. Ma cosa c’entra il jazz con il valzer? Nulla: ma nella Russia sovietica la nozione del jazz che arrivava dall’occidente era abbastanza distorta: per lo più era considerata musica allegra, ballabile e da varietà.
Sinfonia lunga e complessa, la settima è forse la più celebre dell’intero corpus di Shostakovic, e una delle più celebri sinfonie del Novecento. Ha una dimensione storica importante, oltre che artistica, perché Shostakovic la scrisse durante l’assedio di Leningrado, ne abbozzò i primi movimenti in città prima di essere evacuato, con altri personaggi di spicco. La monumentale composizione, che si conclude con un poderosissimo crescendo, fu divulgata fuori dai confini della Russia tramite microfilm e divenne estremamente popolare anche in America: divenne un’emblema musicale della resistenza contro i nazisti, cosa che contribuì alla sua fama. Tra i materiali del primo movimento, spicca una citazione da un tema de “La vedova allegra” di Franz Lehar, deformata in una parodia grottesca. Il tema pare fosse uno dei preferiti di Adolf Hitler.
L’ottavo quartetto d’archi è particolarmente struggente, fu scritto in un periodo difficile della vita del compositore. Secondo la moglie e gli amici, Shostakovic riversò molto del suo stato d’animo in questa composizione. La scrisse mentre si trovava a Dresda, per lavorare alla colonna sonora di un progetto cinematografico. Al di là dell’aneddotica e delle vicende biografiche di Shostakovic, significativamente nel lavoro si rintracciano interessanti influenze, tra cui quella delle Metamorphosen di Richard Strauss. Il carattere autobiografico, tuttavia, è rinforzato dal fatto che il tema d’apertura è composto con le lettere del nome Shostakovic, e che in tutta la composizione si rintracciano numerose autocitazioni.
Ultima sinfonia della carriera del compositore, vide la luce all’inizio degli anni settanta: è una composizione sorprendente, divertente anche perché ricca di citazioni. Impossibile non riconoscere, tra le altre, la notissima “Cavalcata” Rossiniana tratta dall'ouverture del Guglielmo Tell. Allo stesso modo, lo "Squillo di trombe" che nel ciclo del Nibelungo di Wagner simboleggiava il fato, qui ritorna, con una valenza ben più umoristica... È una mirabile sintesi e conclusione dello straordinario e ricchissimo percorso del compositore, analogamente al Falstaff di Verdi, il seriosissimo Shostakovic sembra concludere il suo percorso ricordandoci che forse non "Tutto il mondo è burla", ma che la musica, sicuramente, poteva esserlo.
L'opus 22 di Dimitrij Shostakovic segna forse l'ingresso del calcio all'interno del grande repertorio musicale. "L'età dell'oro" infatti è un balletto che vuole fare satira dell'Europa degli anni Venti e delle sue tendenze, chiaramente dal punto di vista della Russia. L'autore non trova di meglio che utilizzare, come espediente narrativo, il viaggio di una squadra di calcio russa in trasferta in una città europea, dove gli sbigottiti giocatori entrano in contatto con una serie di caricature di personaggi della società occidentale, dal fascista alla diva, dall'agente provocatore ad altri personaggi. La squadra vivrà notevoli disavventure e finirà persino incarcerata. NEl corso del balletto tuttavia si assiste anche a una coreografia calcistica. Pare che il compositore fosse un appassionato sfegatato di calcio e in questo balletto lasciò un genuino tributo alla sua passione.
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