Cerca

ultima ora

ultime notizie

OGGI

L’altra Agatha Christie: quando il giallo incontra l’occulto

Non solo Poirot e logica impeccabile: nei suoi racconti meno noti Christie lascia spazio al soprannaturale e al mistero senza soluzione.

La Regina in Giallo: il lato oscuro di Agatha Christie.

Agatha Christie nel 1958

Nel 1976 moriva Agatha Christie, e a cent’anni di distanza la sua figura continua a incarnare, quasi per antonomasia, la fiducia del Novecento nella ragione investigativa. Hercule Poirot e Miss Marple non lasciano spazio al caso, né tantomeno al soprannaturale: ogni enigma, per quanto oscuro, trova una soluzione logica, verificabile, rassicurante. Eppure questa immagine monolitica della “regina del giallo” si incrina se si guarda ai margini della sua produzione, là dove Christie si concede incursioni esplicite nel territorio dello spiritismo, dell’occulto, dell’esoterico in senso lato.

Come Arthur Conan Doyle – creatore dell’iper-razionale Sherlock Holmes e al tempo stesso fervente sostenitore dello spiritismo – anche Christie sembra avvertire il bisogno di esplorare ciò che il metodo deduttivo esclude. Non è un caso che alcuni dei suoi racconti più inquietanti rinuncino del tutto alla cornice poliziesca. The Last Séance (1926) mette in scena una medium capace di evocare presenze autentiche, in un crescendo tragico che non viene mai smontato razionalmente. Qui l’aldilà non è smascherato come trucco, ma agisce come forza reale e distruttiva.

Ancora più esplicita è la raccolta The Hound of Death (1933), che riunisce testi scritti negli anni Venti e Trenta e rappresenta il nucleo “fantastico” della Christie. Racconti come The Call of Wings, The Harpy o The Idol House of Astarte attingono a visioni mistiche, reincarnazioni, divinità arcaiche e culti proibiti. In The Lamp (1934), una presenza maligna sembra trasmettersi attraverso un oggetto, mentre The Gate of Baghdad (1934) rilegge la memoria ancestrale e il destino in chiave quasi teosofica. In questi testi la scrittrice non si affanna a spiegare: accetta l’irruzione dell’irrazionale come dato narrativo.

Questa produzione, spesso liquidata come “minore”, è in realtà rivelatrice. Christie scrive gialli positivistici (le "celluline grigie" di Poirot che possono risolvere tutto) e racconti esoterici negli stessi decenni in cui l’Europa è attraversata dallo stesso conflitto tra positivismo e simbolismo, tra fiducia nella scienza e nella tecnica contrapposto a un diffuso interesse per la parapsicologia, la medianità, le religioni misteriche. Questo dualismo diviene una tensione interna alla sua poetica: il bisogno di dare forma narrativa a ciò che il giallo, per sua natura, rimuove. Il romanzo poliziesco è il luogo della luce, della ricostruzione ordinata: Hercules Poirot è l'eroe "solare" per eccellenza, Ercole (e una raccolta esplicita questo aspetto, "Le dodici fatiche di Hercules", dodici racconti gialli che ripercorrono le fatiche mitologiche). I racconti minori invece esplorano l'inconoscibile che si cela nella penombra profonda dove la luce razionale non può arrivare.

Si potrebbe addirittura parlare di “ombra junghiana”. In Jung, l'ombra è ciò che viene escluso dall’immagine cosciente di sé. L’Agatha Christie della razionalità assoluta proietta nei racconti fantastici il suo doppio: la scrittrice affascinata dal mistero non risolvibile, dall’esperienza liminale, dal sacro inquietante. E, forse, è proprio quello che resta di questo elemento nella sua opera giallistica "maggiore" a renderla così duratura: razionalità, ma non assoluta e banalizzante. In questo senso va anche la rilettura del recente film "Assassinio a Venezia", dove Poirot affronta un mistero, poi risolto razionalmente, non privo di elementi sovrannaturali (forse non solo apparenti). Sotto l’eleganza impeccabile dell’enigma risolto, Christie ha sempre saputo che non tutto può essere spiegato — e che, talvolta, è nell’Ombra che un racconto trova la sua verità più profonda.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Aggiorna le preferenze sui cookie
x